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domenica 6 settembre 2009

IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA (PARTE SECONDA). Da una lezione di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa) del 13 Maggio 2008.

Chi vive in modo frivolo le relazioni affettive e sentimentali danneggia prima di tutto se stesso e di conseguenza anche gli altri, poiché rovina ai suoi occhi e a quelli altrui i concetti di fedeltà, di lealtà e amore. Quando da tali relazioni nascono figli, si riversano su di loro confusione, instabilità emotiva ed incapacità di amare e così il danno si estende e si moltiplica. Una famiglia dovrebbe formarsi non in maniera casuale, magari per rimediare al guaio di una gravidanza inaspettata o soltanto perché si ha paura di rimanere soli. La famiglia dovrebbe essere una Missione che – se si sceglie di compierla – necessita di tutte le nostre migliori energie e di dedicarvi una parte consistente della nostra vita, considerando il matrimonio come strumento per migliorarsi, maturare ed evolvere affettivamente, psicologicamente e spiritualmente. Naturalmente non tutti hanno bisogno di vivere l'esperienza della famiglia per giungere alla realizzazione di se stessi: sposarsi non è un obbligo, bensì una scelta che va ben ponderata in base alle proprie esigenze interiori e caratteristiche caratteriali. Ripercorrendo la storia incontriamo vite luminose di spiritualisti che – avendo già maturato determinate comprensioni ed esperienze - hanno potuto percorrere con soddisfazione la via della rinuncia e che in quella via si sono realizzati. Viviamo in un mondo dove prevalgono comportamenti altamente scorretti, disecologici e patologici, dove si compiono oltraggi e nefandezze che purtroppo sono considerati legali, ma scuole e tradizioni nel corso della storia - che rappresentano vette di saggezza del pensiero e dell'animo umano – ci indicano orientamenti nobili da seguire per trasformare il nostro percorso nel mondo in un viaggio evolutivo verso la liberazione dai condizionamenti e lo sviluppo di Conoscenza autentica e autentico Amore. Gli insegnamenti psicologici e spirituali dei Maestri della tradizione Indovedica veicolano non soltanto concetti e modelli di pensiero sani, ma anche e soprattutto esempi concreti di comportamenti evolutivi, che sono come fari in grado di illuminare l'agire dell'uomo nel mondo, nella vita affettivo-sentimentale, in quella professionale e in ogni altra sfera dell'esistenza. Come purtroppo confermano innumerevoli esperienze cliniche, ci sono famiglie patologiche, psicotiche, distruttrici di ideali e valori. Un padre padrone, ad esempio, può bloccare con la sua violenza l’evoluzione di un figlio per decenni, così come un genitore perditempo, irresponsabile e neghittoso può ingenerare questa stessa mentalità negativa nella prole, producendo effetti rovinosi che potranno essere smaltiti a costo di tanti sforzi, tempo e sofferenze. Dunque è indispensabile un'accurata educazione prima di lanciarsi in un’impresa familiare. Oggi sposarsi e divorziare è diventato assai frequente, ma non per questo dovete sottovalutarne la pericolosità. In realtà ciò è il segno di una società votata al degrado. Della società moderna possiamo certamente apprezzare alcuni aspetti, ma è altresì indispensabile rilevarne le macchie, le incongruenze, i paradossi, gli abusi, come quello di considerare l'aborto un diritto civile quando assolutamente non lo è, soprattutto per il bambino che viene privato del diritto di vivere. Occorre un'educazione per potersi sposare e vivere una vita matrimoniale, e soprattutto per poterlo fare con successo, quello vero, duraturo e propedeutico all'armonizzazione e allo sviluppo della personalità, propria e altrui. Una donna dovrebbe essere accuratamente educata per diventare sposa e madre e così un uomo per diventare un marito, responsabile e capace di espletare bene il suo ruolo nel dare sostegno e guida alla moglie e ai figli. Oggi non ci sono o sono alquanto rare le scuole che insegnano a far ciò. Non c'è sufficiente cultura su questo tema e soprattutto non ci sono modelli o esempi viventi che sappiano ispirare ad un corretto modo di pensare e agire nella scelta e nella cura delle relazioni affettive, o perlomeno questi modelli sono purtroppo tremendamente rari. Come si è detto in precedenza, il matrimonio non è semplicemente la scelta di un compagno o di una compagna; è la scelta di uno sposo e di una sposa per la formazione di un nucleo familiare. Matrimonio implica procreare e procreare implica educare nella consapevolezza delle leggi psico-spirituali che permeano l'universo e la vita di ogni essere. Educare significa amare continuamente, affinché i figli possano conseguire nella loro esistenza risultati costruttivi ed evolutivi, contribuendo a loro volta nella società alla diffusione di un messaggio di Luce e di Amore. Mai nessun gesto dei genitori dovrebbe essere avulso dall’amore, dal desiderio di correggere e attrarre verso la perfezione. Il ceffone dato in stato di collera è fortemente diseducativo, tanto che chi subisce tali modalità viene danneggiato a sua volta nella capacità di essere un futuro buon educatore. I figli sono parte integrante del matrimonio; sposarsi con l'intenzione di non averne non è assolutamente consigliabile. Canakya Pandita spiegava che un matrimonio senza figli è un deserto. I figli infatti sono essenziali per rafforzare l'unione della coppia attorno ad un fine nobile che è appunto quello di dare educazione e valori alla prole, e ciò permette di portare il bisogno di amare ed essere amati su di un piano più elevato rispetto a quello dell'attrazione meramente sensuale o passionale che, se non superata e sublimata per accedere ad un sentimento più profondo, diventa causa di ansietà, contrasti e instabilità nella relazione. Una madre con un figlio stretto al petto soddisfa quasi completamente la sua affettività, in modo assai costruttivo ed evolutivo, e lo stesso vale per un padre che si prende cura dei figli, cercando di assicurare protezione, rifugio e affetto a tutta la famiglia. L'educazione da provvedere ai figli dovrebbe essere per aiutarli a difendersi nella vita dalle trappole dei tanti ingannatori e soprattutto per favorire la loro evoluzione etica e spirituale. In ogni caso la più grande educazione è quella che si dà non a parole ma con l’esempio personale. Non è necessario che i figli sappiamo teoricamente che i genitori hanno studiato insegnamenti di valore, ma li devono vedere applicati nelle loro vite. Un vero genitore non deve essere soltanto un generatore del corpo del figlio ma anche un generatore della sua coscienza: dovrebbe ispirare, educare, proteggere. Come spiega Rishabhadeva ai suoi figli: che non si diventi padre, madre o maestro spirituale se non si è in grado di liberare dalla sofferenza dell'esistenza condizionata le persone cui si deve provvedere. Non si può imporre la nostra volontà sugli altri, ma si può e si deve offrire un modello di cui essere fieri. Naturalmente la famiglia richiede anche la capacità di fare un progetto economico che sia valido e capace di assolvere a tutti i bisogni di ordine materiale, che non sono gli unici né i più importanti ma che altresì non possono essere disattesi. Se uno vive da solo, quando ha provveduto a se stesso non ha nessun obbligo nei confronti della società, ma quando una persona ha famiglia e procrea non può operare con la stessa logica, ed è importante tenere in considerazione che chi ha vissuto per tanti anni in quel modo non così facilmente è in grado di accedere ad un altro tipo di mentalità.

giovedì 12 marzo 2009

GENITORI E FIGLI.
di Marco Ferrini.

Nei periodi di sconvolgimento sociale come quello che stiamo vivendo è doveroso chiedersi se e come possano sopravvivere rapporti familiari delicati ed essenziali come quelli tra genitori e figli, senza che si smarriscano il senso e lo scopo ultimo di questa relazione basilare per ogni individuo, per la nostra crescita psicologica ed esistenziale. Genitori e figli, oggi, con una struttura familiare sempre meno imperniata su valori morali e spirituali, rischiano di naufragare in una specie di "terra di nessuno" dai confini incerti, dove sentimenti, ruoli e comportamenti devono essere spesso reinventati e sperimentati a prezzo di gravissimi danni umani ed economici. Nell'attuale momento socio-storico l'influenza della cultura atea, materialista, ha progressivamente distolto l'attenzione della grande maggioranza della gente da un percorso di sviluppo interiore, accreditando al suo posto pseudo-valori che hanno profondamente trasformato e deformato il concetto di famiglia. La tecnologia ha dato un poderoso impulso alla scienza nei campi della ricerca genetica, della bioingegneria, dell'inseminazione artificiale, ma si è altresì sviluppata una generalizzata degenerazione etico-comportamentale, con il boom ad esempio degli aborti e dei divorzi. Tutto ha ovviamente contribuito a stravolgere il tradizionale rapporto tra marito e moglie e tra genitori e figli, al punto da dover riscrivere il diritto di famiglia per tener conto di tutte le odierne alienità. Secondo recenti statistiche del CENSIS i giovani italiani restano in casa più a lungo, tendono a cercare lavoro sul posto e confidano nella famiglia per trovarlo, passano il tempo con gli amici, si dedicano allo sport, non hanno grandi ambizioni nè alti ideali. A prima vista sembrerebbe un quadro idilliaco ma non è così. Basti ad esempio pensare all'esercito di ragazze madri, molte delle quali poco più che bambine, o al sistematico massacro di figli non ancora nati, vittime inermi di un crimine legalizzato di procreatori irresponsabili che diventano abortisti senza scrupoli, oppure alle migliaia di vittime della droga, o a tutti quei giovani che fanno uso di alcool e vanno ad infoltire le fila degli oltre 40.000 morti l'anno. Altro segno del disagio é la disperazione dei figli di coppie divorziate o di quelli che pagano pesantemente il conto della violenza familiare sempre più diffusa. In un mondo che pare impazzito, le prime vittime sono proprio i bambini. Uno scioccante studio rivela che un bimbo su quattro è, più o meno seriamente, malato di mente. Ad un’attenta lettura di queste statistiche non sfugge certo la grande carenza di valori etici e spirituali, né il fatto che la famiglia abbia smarrito il fine trascendente dell'esistenza. Per lo più oggi la religione è ridotta a mera formalità e Dio viene chiamato in causa solo perché garantisca quel benessere materiale che pare essere diventato l’unico scopo dell’esistenza. Genitori e figli, e anche moglie e marito, hanno spesso interessi privati che contrastano con lo spirito unitario della famiglia, per cui non raramente convivono solo per convenienza in una relazione svuotata di ogni significato sacro. Quando uno dei due coniugi, infatti, non ha più il suo tornaconto egoistico, mostra rapidamente l'assenza di spirito di sacrificio rompendo senza indugi e senza rimorsi il legame familiare. Molti percepiscono la famiglia non come entità sacra, piuttosto come società a responsabilità limitata, dalla quale si esce quando si vuole purché ci si accordi economicamente. Il tradimento e il divorzio diventano pratica comune e, nel delirio dell'illusione, la sfortuna viene scambiata per fortuna. I genitori lavorano entrambi per provvedere ai sempre crescenti pseudo-bisogni imposti dalla cultura consumistica e i giovani risentono negativamente della quasi totale mancanza di educazione e di esempio da parte dei genitori. L'educazione dei figli viene di fatto delegata ad estranei o ai mass media. La famiglia, come descritta dalle sacre scritture vediche, costituisce una delle quattro tappe del progresso umano verso la liberazione dai condizionamenti, finalizzata a dare affetto, protezione ed educazione ai suoi componenti. La famiglia tradizionale era forte perché poggiava le fondamenta sui princìpi spirituali. Era costituita dai nonni, dai genitori, dai fratelli, dagli zii, dai cugini. Le responsabilità e i ruoli erano ben definiti e venivano appresi sin dall'infanzia. Con essi si imparavano il rispetto, la reverenza e l'amore per Dio, per i familiari e per tutti gli esseri viventi, umani e non. Nella famiglia il ruolo dei genitori è decisivo per il progresso dei figli. Il modello e l'efficacia del loro insegnamento deriva essenzialmente dall'esempio. Solo se essi sono eticamente e spiritualmente evoluti, al tempo stesso austeri e amorevoli, leali con tutti, giusti e generosi, potranno ispirare nei figli un comportamento analogo, e riceveranno in cambio rispetto e amore. Nella civiltà vedica i giovani frequentavano fino all'età di 25 anni la scuola del guru, dove venivano istruiti anche sulle responsabilità familiari. Essi non potevano sposarsi prima di aver ricevuto dal Maestro il riconoscimento di maturità spirituale, indispensabile per entrare con successo nella vita di famiglia.2 Era decisamente sconsigliato assumersi il ruolo di genitore o di marito se non si era capaci di facilitare il progresso spirituale dei propri figli, della moglie e degli anziani della famiglia.3 Nella famiglia vedica il padre é il maestro spirituale naturale della famiglia (shiksha guru), insegna con l'esempio, provvede a tutte le necessità e protegge i familiari dai pericoli della vita, educa i figli e li aiuta nella scelta del maestro spirituale che darà loro l'iniziazione (diksha guru) e che li guiderà gradualmente verso la riscoperta della loro natura profonda e della loro relazione con Dio. La donna viene educata con cura fino dalla più tenera età affinché sviluppi le virtù indispensabili al successo nella vita familiare: la castità, la collaborazione amorevole con il marito e la cura dei figli e della casa. La moglie è l'assistente più intima del marito e madre generosa e amorevole: come tale è amata e rispettata da tutti i membri della famiglia. Il marito, a sua volta, è educato a trattare la moglie con grande rispetto e a provvedere ai suoi bisogni secondo le proprie possibilità, ma soprattutto ad aiutarla, attraverso il proprio esempio, nell’avanzamento spirituale. Nei Veda la moglie è descritta come la metà del corpo del marito ed ella sa che non può raggiungere la liberazione (moksha) senza aver compiuto i propri doveri verso di lui e verso la famiglia. Il marito, a sua volta, è cosciente che non può liberarsi se non avrà salvato la propria famiglia, che da lui dipende. Il lavoro, la preghiera, il cibo, i matrimoni, le nascite e le morti, tutta la vita familiare viene vista come una serie di attività tese alla purificazione e all'avanzamento spirituale per mezzo del servizio di amore e devozione a Dio (bhakti-yoga) fino a raggiungere la perfezione. In questo contesto la casa diventa come un tempio, pervasa di spiritualità: è un monumento alla devozione in cui si gioisce del vivere servendo e adorando il Creatore; vi si conduce un'esistenza pura, semplice e santa. L'educazione dei figli, affinché da adulti siano capaci di impostare con successo la loro vita familiare, diventa il principale scopo dei genitori. Niente è lasciato al caso: la nascita e la crescita dei figli è regolata da pratiche vediche dette samskara. In lingua sanscrita figlio si dice putra, che significa ‘colui che salva il padre dalle conseguenze del peccato’ (letteralmente: dall'inferno detto pu). Il padre che investe le sue energie nell'educazione spirituale dei figli guadagna meriti pari alla somma di quelli ottenuti da chi avrà compiuto ogni specie di sacrificio (yajna), penitenza (tapas), pellegrinaggio (parikrama), donazione di ricchezze (dhana) e studio dei Veda (svadhyaya). Canakya Pandita, un grande saggio vissuto in India circa 2.300 anni fa, nel suo celebre Niti-shastra insegna che i figli vanno scusati con dolcezza fino all'età di cinque anni, educati con cura e fermezza fino a quindici, poi trattati come amici per il resto della vita. Rimproverare duramente i figli in età superiore ai quindici anni, qualora non abbiano ancora ricevuto un'adeguata educazione e sviluppato sufficiente stima e rispetto nei confronti dei genitori, significa correre il rischio di trasformarseli in nemici. Il saggio Canakya dice che avere figli che non siano nè devoti di Dio, nè studenti della scienza sacra, è come avere occhi che non vedono, inutili fardelli che procurano solo dolore. Oggi le condizioni sociali sono talmente peggiorate che tante persone hanno una vera e propria paura di fondare una famiglia; non si fidano e temono di crearsi un futuro tempestoso; prevedono tradimenti e malversazioni da parte dei familiari, ricatti e cause legali, insomma una vita d'inferno. Tuttavia, pur tenendo conto delle enormi ed oggettive difficoltà che oggi ostacolano chi si accinge ad entrare nella vita di famiglia, chi non fosse ancora pronto a rinunciare al desiderio di diventare marito o moglie, padre o madre, sappia che, dal punto di vista sociale, non è mai stata disponibile un'alternativa positiva alla famiglia e che tutte le invenzioni umane in tal senso si sono sempre rivelate dolorosi fallimenti. Se la famiglia così come si presenta oggi non sembra affidabile, se marito e moglie soffrono di mancanza di fiducia reciproca, se genitori e figli si guardano con sospetto, che fare? Come umani soffriamo di troppi limiti, meglio implorare l'aiuto del Signore e percorrere un cammino sperimentato di progresso spirituale per la destrutturazione dei condizionamenti inconsci, l’armonizzazione della personalità e l’elevazione della coscienza, che consenta una migliore relazione con se stessi e con gli altri e la percezione e visualizzazione di livelli superiori di realtà. Con la coscienza vivificata diventa possibile organizzare la vita familiare e sociale senza ansietà, strutturando gradualmente le proprie abitudini e relazioni umane sul modello e sui valori indicati dai saggi di tutti i tempi.