domenica 6 settembre 2009

IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA (PARTE SECONDA). Da una lezione di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa) del 13 Maggio 2008.

Chi vive in modo frivolo le relazioni affettive e sentimentali danneggia prima di tutto se stesso e di conseguenza anche gli altri, poiché rovina ai suoi occhi e a quelli altrui i concetti di fedeltà, di lealtà e amore. Quando da tali relazioni nascono figli, si riversano su di loro confusione, instabilità emotiva ed incapacità di amare e così il danno si estende e si moltiplica. Una famiglia dovrebbe formarsi non in maniera casuale, magari per rimediare al guaio di una gravidanza inaspettata o soltanto perché si ha paura di rimanere soli. La famiglia dovrebbe essere una Missione che – se si sceglie di compierla – necessita di tutte le nostre migliori energie e di dedicarvi una parte consistente della nostra vita, considerando il matrimonio come strumento per migliorarsi, maturare ed evolvere affettivamente, psicologicamente e spiritualmente. Naturalmente non tutti hanno bisogno di vivere l'esperienza della famiglia per giungere alla realizzazione di se stessi: sposarsi non è un obbligo, bensì una scelta che va ben ponderata in base alle proprie esigenze interiori e caratteristiche caratteriali. Ripercorrendo la storia incontriamo vite luminose di spiritualisti che – avendo già maturato determinate comprensioni ed esperienze - hanno potuto percorrere con soddisfazione la via della rinuncia e che in quella via si sono realizzati. Viviamo in un mondo dove prevalgono comportamenti altamente scorretti, disecologici e patologici, dove si compiono oltraggi e nefandezze che purtroppo sono considerati legali, ma scuole e tradizioni nel corso della storia - che rappresentano vette di saggezza del pensiero e dell'animo umano – ci indicano orientamenti nobili da seguire per trasformare il nostro percorso nel mondo in un viaggio evolutivo verso la liberazione dai condizionamenti e lo sviluppo di Conoscenza autentica e autentico Amore. Gli insegnamenti psicologici e spirituali dei Maestri della tradizione Indovedica veicolano non soltanto concetti e modelli di pensiero sani, ma anche e soprattutto esempi concreti di comportamenti evolutivi, che sono come fari in grado di illuminare l'agire dell'uomo nel mondo, nella vita affettivo-sentimentale, in quella professionale e in ogni altra sfera dell'esistenza. Come purtroppo confermano innumerevoli esperienze cliniche, ci sono famiglie patologiche, psicotiche, distruttrici di ideali e valori. Un padre padrone, ad esempio, può bloccare con la sua violenza l’evoluzione di un figlio per decenni, così come un genitore perditempo, irresponsabile e neghittoso può ingenerare questa stessa mentalità negativa nella prole, producendo effetti rovinosi che potranno essere smaltiti a costo di tanti sforzi, tempo e sofferenze. Dunque è indispensabile un'accurata educazione prima di lanciarsi in un’impresa familiare. Oggi sposarsi e divorziare è diventato assai frequente, ma non per questo dovete sottovalutarne la pericolosità. In realtà ciò è il segno di una società votata al degrado. Della società moderna possiamo certamente apprezzare alcuni aspetti, ma è altresì indispensabile rilevarne le macchie, le incongruenze, i paradossi, gli abusi, come quello di considerare l'aborto un diritto civile quando assolutamente non lo è, soprattutto per il bambino che viene privato del diritto di vivere. Occorre un'educazione per potersi sposare e vivere una vita matrimoniale, e soprattutto per poterlo fare con successo, quello vero, duraturo e propedeutico all'armonizzazione e allo sviluppo della personalità, propria e altrui. Una donna dovrebbe essere accuratamente educata per diventare sposa e madre e così un uomo per diventare un marito, responsabile e capace di espletare bene il suo ruolo nel dare sostegno e guida alla moglie e ai figli. Oggi non ci sono o sono alquanto rare le scuole che insegnano a far ciò. Non c'è sufficiente cultura su questo tema e soprattutto non ci sono modelli o esempi viventi che sappiano ispirare ad un corretto modo di pensare e agire nella scelta e nella cura delle relazioni affettive, o perlomeno questi modelli sono purtroppo tremendamente rari. Come si è detto in precedenza, il matrimonio non è semplicemente la scelta di un compagno o di una compagna; è la scelta di uno sposo e di una sposa per la formazione di un nucleo familiare. Matrimonio implica procreare e procreare implica educare nella consapevolezza delle leggi psico-spirituali che permeano l'universo e la vita di ogni essere. Educare significa amare continuamente, affinché i figli possano conseguire nella loro esistenza risultati costruttivi ed evolutivi, contribuendo a loro volta nella società alla diffusione di un messaggio di Luce e di Amore. Mai nessun gesto dei genitori dovrebbe essere avulso dall’amore, dal desiderio di correggere e attrarre verso la perfezione. Il ceffone dato in stato di collera è fortemente diseducativo, tanto che chi subisce tali modalità viene danneggiato a sua volta nella capacità di essere un futuro buon educatore. I figli sono parte integrante del matrimonio; sposarsi con l'intenzione di non averne non è assolutamente consigliabile. Canakya Pandita spiegava che un matrimonio senza figli è un deserto. I figli infatti sono essenziali per rafforzare l'unione della coppia attorno ad un fine nobile che è appunto quello di dare educazione e valori alla prole, e ciò permette di portare il bisogno di amare ed essere amati su di un piano più elevato rispetto a quello dell'attrazione meramente sensuale o passionale che, se non superata e sublimata per accedere ad un sentimento più profondo, diventa causa di ansietà, contrasti e instabilità nella relazione. Una madre con un figlio stretto al petto soddisfa quasi completamente la sua affettività, in modo assai costruttivo ed evolutivo, e lo stesso vale per un padre che si prende cura dei figli, cercando di assicurare protezione, rifugio e affetto a tutta la famiglia. L'educazione da provvedere ai figli dovrebbe essere per aiutarli a difendersi nella vita dalle trappole dei tanti ingannatori e soprattutto per favorire la loro evoluzione etica e spirituale. In ogni caso la più grande educazione è quella che si dà non a parole ma con l’esempio personale. Non è necessario che i figli sappiamo teoricamente che i genitori hanno studiato insegnamenti di valore, ma li devono vedere applicati nelle loro vite. Un vero genitore non deve essere soltanto un generatore del corpo del figlio ma anche un generatore della sua coscienza: dovrebbe ispirare, educare, proteggere. Come spiega Rishabhadeva ai suoi figli: che non si diventi padre, madre o maestro spirituale se non si è in grado di liberare dalla sofferenza dell'esistenza condizionata le persone cui si deve provvedere. Non si può imporre la nostra volontà sugli altri, ma si può e si deve offrire un modello di cui essere fieri. Naturalmente la famiglia richiede anche la capacità di fare un progetto economico che sia valido e capace di assolvere a tutti i bisogni di ordine materiale, che non sono gli unici né i più importanti ma che altresì non possono essere disattesi. Se uno vive da solo, quando ha provveduto a se stesso non ha nessun obbligo nei confronti della società, ma quando una persona ha famiglia e procrea non può operare con la stessa logica, ed è importante tenere in considerazione che chi ha vissuto per tanti anni in quel modo non così facilmente è in grado di accedere ad un altro tipo di mentalità.

lunedì 24 agosto 2009

IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA (PARTE PRIMA).
Da una lezione di Marco Ferrini del 13 Maggio 2008.

Famiglia, matrimonio, figli rappresentano un'unica realtà, costituita da elementi da considerarsi nel loro complesso come inscindibili, se non a costo di gravi errori e conseguenti significativi disagi e sofferenze. Intendiamo spiegare questa complessa realtà secondo gli Shastra o testi del pensiero psicologico e filosofico indovedico e secondo gli insegnamenti e le realizzazioni di vita dei Maestri di tale Tradizione, tenendo di conto che viviamo in un’epoca purtroppo molto inquinata da condizionamenti culturali, sociologici e psicologici. Non è facile sottrarsi alla pressione che essi esercitano, permeando ogni sfera del nostro vivere quotidiano e rafforzando a volte nostre tendenze antiche e malsane abitudini contratte a seguito di errori e di cattive impostazioni nel rapportarci a noi stessi e agli altri. Intendendo valutare alcune caratteristiche determinanti che si consiglia di ben valutare per chi desidera intraprendere la vita matrimoniale, il primo elemento fondamentale da prendere in considerazione è il grado di responsabilità della persona che si pensa come futuro coniuge; una responsabilità ovviamente da misurarsi non soltanto a parole ma soprattutto nella realtà dei fatti e nella storia della vita personale del soggetto. Il livello e la qualità della responsabilità che si è in grado di assumere e mantenere nel tempo sono essenziali per ritenersi idonei al matrimonio. Matrimonio significa prole e prole implica educazione, dunque un intenso, complesso e lungo impegno, che nella società di oggi dura come minimo 30 anni di cure assidue dedicate ai figli. Prendere decisioni impulsive, sulla spinta di passioni non sufficientemente elaborate, e indulgere nella cattiva abitudine di accettare e rifiutare – senza opportuna previa valutazione - la persona del coniuge, non è certa una mentalità che si confà a chi desidera vivere nel benessere, il che implica necessariamente “essere – bene”. Il matrimonio richiede fedeltà, che non è una qualità secondaria ma fondamentale, sia nell’uomo che nella donna. La scelta dello sposo o della sposa dovrebbe essere per la vita. Certo si deve prevedere anche il caso di una donna o di un uomo che si separino dal proprio coniuge e si risposino con un'altra persona, ma ciò non dovrebbe essere un fenomeno diffuso - come invece purtroppo avviene oggi - quanto piuttosto un episodio raro, un'eccezione sulla base di motivazioni veramente serie, non certo per superficialità, instabilità di carattere, vulnerabilità o fragilità affettiva, o per una colpevole negligenza nella fase di valutazione e scelta del coniuge. Fintanto infatti che la mente non viene educata ad un'approfondita analisi e continua ad essere trasportata dagli impulsi che s'impongono alla coscienza, non farà altro che perpetrare l'errore muovendosi acriticamente da un oggetto del desiderio ad un altro e ad un altro ancora. Coloro che hanno tali tendenze e conformazioni caratteriali certo non hanno la maturità sufficiente per intraprendere una vita matrimoniale. La castità è un valore essenziale per il matrimonio, ed è un dovere sia per la moglie che per il marito, ma la castità viene ridicolizzata da coloro che credono che questa dimensione sensibile sia l’unica esistente. Tanti oggi pensano che chi crede ancora nella castità sia vittima di inibizioni o che abbia subito un lavaggio del cervello. Ma chi davvero avrà subito questo lavaggio del cervello? Chi pensa che la vita sia limitata ai bisogni del corpo e che difende il motto: “chi può se la goda”, oppure chi crede in una vita dedicata allo sviluppo della persona nel suo complesso, sul piano fisico, psichico e spirituale? Chi sceglie quest'ultima via s'impegna in una disciplina che non è repressiva, che non nega la soddisfazione dei desideri primari assurgendo a castigo paranoico, ma li trasforma e li sublima fino a renderli propedeutici a tappe evolutive ulteriori. Il bisogno di affetto deve essere assolutamente soddisfatto, così come il bisogno di amare ed essere amati, ma per soddisfarli veramente occorre capire qual è la modalità migliore, più idonea e benefica. Se uno mi parlasse di una disciplina di vita che include la rinuncia all’amare e all’amore, definirei quella cosiddetta disciplina una sorta di attacco terroristico, poiché uccide l'essenza stessa della persona; essa sarebbe di fatto insostenibile, come se ci obbligassero ad una dieta che prevede la completa astensione dal cibo. Scambiare affetto è essenziale sul piano psicologico, così come amare è prerogativa irrinunciabile sul piano spirituale. Ma per riuscire davvero ad amare occorre scoprire l'autentico significato di Amore, che non può essere disgiunto dalla consapevolezza dell'esistenza di un Ordine cosmo-etico che regola la vita di tutte le creature, e per il quale vige la legge psicologica della reciprocità, per cui ogni azione che compiamo influenza la nostra coscienza e quel che facciamo agli altri ritorna inesorabilmente su di noi, nel bene e nel male, poiché l’inconscio – come un grande ed infallibile orecchio interno - registra ogni nostro movimento, fisico e mentale. Per questo le Upanishad affermano che comportandosi male si diventa male e si diventa bene se si agisce nel bene.


CONFERENZA
IL VIAGGIO DI DANTE E LA BHAGAVAD GITA
.
Esperienza psicologica di Inferno, Purgatorio e Paradiso per l’uomo contemporaneo.


Il 26 Settembre 2009 a Firenze, nel prestigioso Salone dei 500 dentro Palazzo Vecchio, il Centro Studi Bhaktivedanta ha organizzato una Conferenza dal titolo:

IL VIAGGIO DI DANTE E LA BHAGAVAD GITA.
Esperienza psicologica di Inferno, Purgatorio e Paradiso per l’uomo contemporaneo.

‘L'amor che move il sole e l'altre stelle.’
Nella prestigiosa cornice storico-artistica del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, Marco Ferrini terrà una conferenza nella quale dialogheranno la Divina Commedia e la Bhagavad-Gita, universali monumenti del pensiero occidentale e orientale che, a distanza di molti secoli, ancora ispirano l’uomo moderno nel suo anelito di evoluzione e realizzazione, sia dal punto di vista laico che religioso. Esplorando le convergenze esistenziali tra queste due opere di filosofia perenne, i partecipanti avranno l’opportunità di fare un viaggio in altre dimensioni che rappresentano differenti livelli di coscienza nella ricerca del senso della vita. La Commedia e la Gita sono un compendio d’insegnamenti cosmogonici, antropologici ed escatologici, di filosofia, psicologia, etica e spiritualità. L’intreccio di queste tematiche esprime la sostanziale continuità tra i diversi piani dell’essere e la fitta serie di corrispondenze fra micro e macrocosmo. Se è vero che un’opera è grande nella misura in cui fornisce strumenti teorici e pratici per poter realizzare livelli alti di consapevolezza, e se offre concetti, suggestioni, modelli di vita adatti ad affrontare e risolvere i problemi esistenziali dell’individuo e quelli più complessi della società, allora non è azzardato affermare che la Commedia e la Gita sono scritti di intramontabile valore. L’intento dell’incontro è il disvelamento del significato congiunto delle due opere oltre i noti contenuti storico-letterari e i caratteri di Dante e di Arjuna non solo come pragmatici uomini di Stato ma anche come appassionati ricercatori che, oltre l’adempimento dei loro doveri nel mondo, anelano a realizzare la dimensione spirituale dell’uomo senza negarne l’umanità nel viaggio che dalla selva oscura conduce all’illuminazione e all’amore immortale.

‘La mia vita non è stata che una serie di tragedie esteriori,
e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile,
è dovuto al’insegnamento della Bhagavad-gita.’ Mahatma Gandhi

La conferenza sarà ad ingresso gratuito;
E' gradita la prenotazione comunicando con:

Segreteria CSB:
Telefono: 0587 733730
Mobile: 320 3264838
Email: secretary@c-s-b.org

Per avere un’anteprima degli argomenti trattati guarda il video.

domenica 16 agosto 2009

SULLA SUBLIMAZIONE.
di Marco Ferrini.

La sublimazione è l'arte di trasferire gli impulsi su di un piano superiore, quindi potrebbe essere definita come 'arte della trasformazione dei contenuti psichici. E' fondamentale applicare la propria forza di volontà su piani ideali superiori perché se tale forza s'inclina verso il basso, l'esito sarà il mancato conseguimento dei propri progetti di crescita culturale, psicologica e spirituale, quindi l'insoddisfazione e il concreto rischio di incorrere in numerosi incidenti di percorso. Il processo della sublimazione avviene al più alto livello attraverso la preghiera e la meditazione, ma può essere favorito anche dall'esperienza estetica. Si pensi alla musica o ad una danza, che si esprime attraverso il corpo, la mimica, il ritmo: possono sembrare semplici esercizi estetici, ma attraverso di essi un'energia di natura negativa, talvolta persino distruttiva, derivante da rancori, violenza, inimicizie e simili, può rigenerarsi in energia ecologica e positiva, quel che si fa viene compiuto come atto di offerta al Divino. L'arte di far affluire le energie psichiche a livelli superiori è di grande valore e beneficio. Attraverso quest'arte i gradi di egoismo individuale possono gradualmente essere superati passando a stadi evolutivi sempre migliori: l'interesse può allargarsi dal piano personale a quello familiare, da quello di gruppo ad uno sempre più esteso all'intera compagine sociale, fino a considerare come primario il bene di tutte le creature di qualsiasi specie. L'espansione della benevolenza verso tutti gli esseri viventi porta ad una fratellanza cosmica e alla riscoperta di Dio come origine, seme e sostegno dell'universo in tutte le sue forme e manifestazioni di vita.Ogni esperienza dovrebbe essere considerata come una preziosa opportunità per migliorarsi, senza far distinzione tra amici o nemici, poiché in ogni creatura si dovrebbe vedere un frammento di Dio, sapendo guardare con occhio equanime alla zolla di terra e alla pepita d'oro (si veda Bhagavad-gitaVI.8). La tradizione psicologica della Bhakti offre strumenti teorici e pratici per acquisire questa capacità ed attitudine alla vita, raggiungendo quell'alto livello di consapevolezza che consente di affrontare in maniera costruttiva-evolutiva qualsiasi evento, anche i più dolorosi, senza esserne emotivamente travolti. Gestire la propria emotività è ben più difficile che gestire i propri pensieri. Al contrario di questi ultimi, infatti, le emozioni sono impulsi psichici prodotti dall'interazione di stimoli esterni ed interni che non passano attraverso un processo di razionalizzazione, e dunque non vengono mediati né sufficientemente arginati dall'intelletto (buddhi); come un fiume in piena, tracimano dal piano inconscio verso l'esterno. Spesso la propria comprensione dell'importanza della sublimazione si blocca ad un piano meramente razionale-teorico, senza un esercizio significativo dedicato alla sua realizzazione, ed accade che dall'inconscio fluiscano emozioni che risultano inarrestabili e che operano in senso contrario alla direzione in cui la persona vorrebbe andare. Per superare tali discrasie interne e realizzare sostanziali miglioramenti nella personalità si dovrebbe operare a livello della psiche profonda attraverso gli strumenti della visualizzazione meditativa e dell'immaginazione attiva e superare il piano meramente -intellettuale la consapevolezza del sé ed ascendendo ad una consapevolezza e ad una visione spirituali.

giovedì 6 agosto 2009

L'ESSERE UMANO E LE SUE ENERGIE.
Di Marco Ferrini.



Lo schema sopra riportato rappresenta l’essere vivente nella sua globalità umana e cosmica, con le sue energie bio-psico-spirituali. La terra (bhumi), l’acqua (apah), il fuoco (anala), l’aria (vayu) e l’etere (kham) costituiscono la struttura bio-fisica dell’individuo, mentre l’ego (ahamkara), la mente (manas) e l’intelletto (buddhi) determinano le sue caratteristiche psicologiche. Secondo la psicologia indovedica, le varie energie psicofisiche dell’essere umano hanno come propulsore comune l’essenza spirituale (atman), simbolicamente raffigurata nel cuore, la quale costituisce il nucleo dell’identità del soggetto e l’essenza stessa della vita. L’atman costituisce il centro unificatore di tutte le funzioni vitali, coordina tutti gli elementi singoli e particolari che costituiscono la nostra psiche ed ha il potere di svilupparli, dominarli, dirigerli, comporli in una superiore unità organica. Uno studio analitico, funzionale e strutturale dei fenomeni psicofisici non può dunque prescindere dal riferimento al sé o nucleo vitale energetico e dalla comprensione della sua natura in sinergia con le altre componenti della personalità umana. Nei testi della psicologia indovedica viene evidenziata la sostanziale distinzione tra le energie psicofisiche (prakriti) e l’essenza spirituale dell’essere (atman). Mentre quest’ultima rappresenta l’identità ontologica, profonda ed immutabile dell’individuo, le componenti psicofisiche sono soggette a continue modificazioni nello spazio-tempo, inserite in un contesto storico di impermanenza. Generalmente la coscienza dell’ego, che nella definizione junghiana è costituita dalla somma dei contenuti psichici con cui il soggetto si identifica, è caratterizzata da un flusso incessante e sempre in trasformazione di emozioni, impressioni, pensieri, umori e stati d’animo. Le caratteristiche psico-fisiologiche e situazionali si modificano costantemente, in una perenne transitorietà, ma il nucleo centrale dell’identità della persona rimane inalterato, nella sua essenza identico a sé stesso. I rapporti tra il sé profondo e l’io ordinario empirico, nelle loro connessioni con i vari elementi della vita psichica, costituiscono una realtà complessa, sottile, dinamica che la psicologia indovedica descrive ed analizza con sorprendente scientificità e proprietà di linguaggio.Tali studi apportano un contributo fondamentale anche all’analisi del rapporto tra l’essere umano e la sua percezione ed esperienza della malattia e della morte. Laddove non si è compiuta un’integrazione consapevole con l’esperienza del sé o nucleo vitale di natura spirituale, la personalità attualizzata dell’individuo, il “piccolo io”, che la letteratura indovedica definisce con il termine ahamkara, soffre dell’incapacità di contestualizzarsi a livello socio-cosmico e si carica di conseguenti sofferenze, lacerazioni, angosce e fobie.

mercoledì 8 luglio 2009

IL CAMPO PSICHICO KARMICO FAMILIARE COLLETTIVO.
Intervento tratto dal settimo seminario del Corso di Counseling per l'Armonizzazione e lo Sviluppo della Personalità, tenutosi in data 18 e 19 Aprile 2009 da Marco Ferrini.

Le affinità karmiche risultano essere alla base delle relazioni familiari, ma producono anche altri tipi di rapporti: amicali, professionali e simili. Ciò che andremo ad esporre ha comunque valenza universale ed è alla base di tutte le nostre relazioni con qualsiasi persona ed anche con gli animali, poiché anche alla base dei rapporti con esseri di altre specie ci sono sempre i legami karmici. La tesi che voglio esporre, sulla base delle conoscenze antropologiche, umanistiche, filosofiche, psicologiche e scientifiche della tradizione indovedica, è la seguente: i membri familiari sono tutti in rete in quello che ho definito “campo psichico karmico familiare collettivo” (denominato CPKFC). Per membri familiari intendo sia i membri della famiglia di origine, sia i membri della famiglia attuale, quindi dai parenti più stretti, a quelli più lontani. Questa rete familiare si sviluppa da una comune tipologia di samskara o registrazioni psichiche inconsce, nella fattispecie i samskara degli antenati fino a quelli dei propri genitori. Tale rete karmica si espande sulla spinta della forte interazione emotiva ed affettiva che si sviluppa tra i membri della famiglia. Per estensione chiunque venga in contatto per ereditarietà, parentela, solidarietà o frequentazione con uno qualsiasi di questi membri familiari, entra nella stessa rete e la estende, poiché comincia ad interagire con i samskara attivati da quegli individui e da quel gruppo nel suo complesso. L'effetto è l'irretimento. In tal modo, attraverso l'interazione dei samskara, i quali tendono ad aggregarsi secondo contenuti inconsci emotivi e psichici analoghi, della stessa categoria, si estende sempre più un determinato tessuto di affinità karmiche, come quando un diapason suonando ne mette in risonanza altri. Sempre sulla base di tali interazioni karmiche, nell'atto della procreazione i genitori tendono ad attrarre esseri che hanno samskara affini ai propri. Entrando in una determinata matrice o yoni e poi in un determinato nucleo familiare, l'essere che è stato richiamato da samskara affini ai propri viene ulteriormente influenzato dai samskara dei genitori e dell’ambiente in cui essi vivono, cosicché si crea una sempre più forte interazione affettiva ed emotiva che stringe ulteriormente i legami tra i membri della famiglia. Il legame potente che si sviluppa tra genitori e figli si spiega dunque con il fatto che essi hanno e sviluppano sempre più samskara in comune; per questa ragione i figli sono inconsciamente portati a vedere nei genitori parti di se stessi, o comunque persone a loro molto simili e vicine, anche quando il comportamento dei genitori è riprovevole e riconosciuto come tale dalle componenti più razionali della psiche. Poiché nel nucleo familiare la madre e il padre trasmettono con il proprio comportamento e con l’ambiente che essi creano determinati samskara ai propri figli, con i quali già condividono una consistente affinità karmica, si sviluppa tra di essi un attaccamento inconscio quasi viscerale, che soprattutto si costituisce durante l'infanzia del bambino quando la facoltà del discernimento e la capacità di autonomia affettiva non sono ancora sufficientemente sviluppate. Simili esempi eclatanti si trovano nella storia della letteratura occidentale ed orientale di tutti i tempi, basti pensare a Dostoevskij e alla sua celebre opera “I Fratelli Karamàzov” o all'epica mahabharatiana in cui Dhrtarastra, pur riconoscendo l'egoismo, la natura perfida, violenta, malvagia e invidiosa del figlio, lo asseconda nel suo delirio di potere che porta alla rovina milioni di persone oltre a loro stessi. Si possono individuare samskara di due principali categorie: quelli personali e quelli collettivi. I samskara personali sono registrati nell’inconscio personale che, a livello ancora più profondo, comunica con l’inconscio collettivo dell'estesa rete dei samskara parentali e quest'ultimo, ad un livello ancora più profondo, con l’inconscio collettivo universale. Dunque se uno riuscisse a percepirsi e a sondarsi in profondità, individuando i propri samskara personali e collettivi, scoprirebbe di trovarsi in rete con chiunque: con Napoleone, Gengis Khan, Nerone, Platone, Pitagora, Lao Tze e tutti gli esseri che sono esistiti e di cui permangono le tracce psichiche inconsce registrate e depositate nello spazio-tempo. Gli stessi atomi, aggregandosi in forme diverse, costituiscono i corpi di tutti gli esseri, ed ognuno dei jiva o esseri presenti in questi corpi opera sulla base di registrazioni psichiche accumulate nel corso di svariati migliaia di anni. Dunque sia nel tempo che nello spazio, sia nel micro che nel macro, siamo tutti indissolubilmente collegati dai samskara che abbiamo attivato. Realizzare i nostri collegamenti sottili a livello universale richiede una capacità di visione e di consapevolezza molto sviluppate, mentre è piuttosto facile intuire quanto siamo fortemente connessi e interdipendenti a livello affettivo e familiare, quasi come se fossimo legati da invisibili catene, per i più indissolubili.

mercoledì 1 luglio 2009

SEMINARIO ESTIVO 2009.

La Scienza della Meditazione e la Trasformazione evolutiva della Personalità.

Lo studio dei poteri psichici e delle percezioni extrasensoriali (parapsicologia) attraverso l'analisi del Vibhuti Pada di Patanjali, in confronto con la Bhagavad-gita e altri testi della cultura indovedica.

Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta.

Dove: Villa Vrindavana - Via degli Scopeti 106/108, San Casciano Val di Pesa (FI).

Quando: Dal 27 Luglio al 4 Agosto 2009.



Per approfondimenti: 'LA SCIENZA DELLA MEDITAZIONE'.

lunedì 22 giugno 2009

COME USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA AMBIENTALE IN CUI CI TROVIAMO? (SECONDA PARTE).
(Estratto della Conferenza di Marco Ferrini tenuta a Padova
in data 17 Gennaio 2009, sul tema 'Psiche e Ambiente').

Buone relazioni alla base di una buona economia.
Il primo investimento di tempo e di energie è importante che sia fatto nelle relazioni, che sono il patrimonio più grande della vita se fondate su valori autentici, quando cioè il rapporto è caratterizzato da lealtà e sincerità: sin-cero vuol dire “senza cera”, quindi senza maschera. Non sempre è bene ed utile dire la verità nuda e cruda, basti pensare al caso estremo in cui un rapinatore armato dovesse entrare in casa nostra e, con l'intenzione di uccidere nostra madre ci chiedesse dove si trova; l'importante è comunque non dire mai quel che non è, ogni nostra parola deve sempre avere un fine costruttivo. Si deve credere in quello che dice e in ciò che si fa, parlando e agendo con tutto il cuore e l'anima, per uno scopo evolutivo: ciò risana le relazioni, il carattere, le abitudini e migliora anche l'economia, a dire il vero migliora l'intera esistenza, restituendole senso. Se invece si privilegiano le futilità, la superficialità e i prodotti senza valore, da molti spacciati come pregiati, si rovina progressivamente ogni aspetto della nostra vita. La qualità dell'economia non è separata dalla qualità delle relazioni: non può prosperare se imbrogliamo o inganniamo gli altri. Per un po' gli affari possono anche sembrarci redditizi, ma poi ci ricade tutto addosso. Se si possiede una fornace per fare mattoni, ci s'impegni a produrre migliori mattoni, in maggiore quantità, ma anche ci si assicuri che alle persone che vi lavorano non manchi qualcosa di essenziale, che siano nelle più idonee condizioni per affezionarsi al servizio che stanno facendo, che siano capaci di una buona organizzazione e gestione del tempo e di buone relazioni. Si presti attenzione anche alla qualità della propria e altrui alimentazione, poiché essa rappresenta un aspetto tutt'altro che secondario nel determinare la qualità della nostra coscienza e della nostra vita nel suo complesso, in ogni campo di attività. Curatevi di mangiare cibi naturali, che non sono impestati da pesticidi, che non sono passati per dieci piazze di mercati e decine di frigoriferi, che non hanno attraversato gli oceani per arrivare sulla nostra tavola. Aiutate voi stessi e gli altri a nutrirvi in maniera più genuina, specialmente evitando cibi che scaturiscono dalla violenza o quelli prodotti per guadagnare di più e dare sempre meno. Ci sono al riguardo interessanti ricerche scientifiche di cui c'è ampia documentazione: in un campus universitario americano, ad esempio, semplicemente per l'aver migliorato e incrementato la qualità dell'alimentazione, c'è stato un incremento della qualità della vita rilevantissimo in soli sei mesi: non c'è stato più bisogno di poliziotti in aula, non più necessità di mediatori per sedare le risse tra studenti e tra studenti e insegnanti, e così via. L'esperimento è continuato per tre anni e si sono registrati trasformazioni migliorative enormi, introducendo un cibo sano prodotto con metodo biologico e biodinamico, facendo attenzione a mangiare ad orari regolari. Anche l'economia di quell'Università ha avuto un ottimo incremento: prima era un luogo in cui si viveva con difficoltà, con pesanti problematiche relazionali, dal quale studenti e docenti tendevano a fuggire, e progressivamente si è trasformato in un ambiente piacevole, ricercato, ambito. Dunque, come abbiamo già sottolineato in precedenza, l'economia si crea in molti modi e prima di tutto con buone relazioni: rapporti di fiducia, stima, affetto, solidarietà, lealtà, sostenuti dal pensiero che se diamo qualcosa a qualcuno non è perduto, dare non è mai una perdita, bensì un investimento, che produce un valore reale che non conosce svalutazione. Quanto più ci si separa dai princìpi etico-morali e spirituali, tanto più si crea, anche quando non ce ne accorgiamo, un'economia tossica. Pensiamo ai grandi artisti della storia: le loro opere sono rimaste nei secoli nella misura in cui essi avevano messo il cuore e l'anima in quell'opera, nell'intento di offrire un contributo alla società; chi ha agito superficialmente è entrato nell'oblio del tempo. Tutto quel che facciamo ha valore nella misura in cui noi ci crediamo, non in maniera frammentata, discontinua, ma con intensità costante, con propensione costante verso il bene e la perfezione. Sappiamo che la perfezione non è umana, non dobbiamo pretendere di essere perfetti, ma possiamo camminare con umiltà sul sentiero della perfezione, apprendendo ogni cosa nuova con lo stupore e l'entusiasmo dei bambini, con gioia applicandola nella nostra vita, consapevoli di quanto ancora c'è da imparare. Più si approfondisce lo studio della matematica, ad esempio, più comprendiamo che le funzioni numeriche sono illimitate, più entriamo nel mondo della fisica più realizziamo la meraviglia dell'atomo, la struttura più piccola della materia, la cui energia può essere utilizzata e per fini evolutivi e per fini distruttivi, come nel caso della bomba atomica. Collegandoci a ciò, concludiamo sottolineando l'importanza della motivazione che sta a fondamento di ogni agire: se essa è costruttiva sarà costruttivo quello che fate e sempre ben fondata sarà la vostra finalità. Quest'ultima dovrebbe rimanere elastica, dovremmo essere sempre pronti a modificarla, perché la finalità di oggi può non essere la finalità di domani, perché domani potremo fare delle scoperte che ci inducono a ridefinirla e a riorientarla, ma attenzione a non perdere la motivazione costruttiva basata su sattva guna, sulla ricerca di equilibrio e di benessere interiore per noi e per gli altri, sul desiderio imprescindibile di realizzarci a livello spirituale e di aiutare gli altri ad evolvere, presupposti essenziali per garantire nel tempo la qualità della nostra finalità.

martedì 16 giugno 2009

COME USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA AMBIENTALE IN CUI CI TROVIAMO? (PRIMA PARTE). (Estratto della Conferenza di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa) tenuta a Padova in data 17 Gennaio 2009, sul tema 'Psiche e Ambiente').

La crisi economica attuale e ridefinizione generale del concetto di 'crisi'.Psiche e ambiente: come non cadere nel panico e non generare panico, questa potrebbe essere una prima chiave di risposta. La crisi economica diventa di proporzioni notevoli quando la si vive drammaticamente, quando ci si suggestiona nel credere che è meglio non intraprendere più niente ed allora essa non intacca più soltanto quel numero limitato di persone che hanno azioni in borsa, ma diventa estesa e diffusa, a causa del progressivo stato d'animo di sfiducia, per cui le persone avverano la propria profezia negativa. In questi contesti chi ha una psiche fragile, suggestionabile, si inibisce e tende a paralizzare le proprie attività ed, interagendo con gli altri, esercita la sua influenza negativa che va a destabilizzare altri campi psichici altrettanto deboli. Come da tutte le crisi se ne esce solo se si vede, oltre al pericolo, anche l'opportunità che la crisi porta seco, allora ci apriremo alla comprensione di dover migliorare ed aggiustare cose o aspetti della nostra persona, e questo è sempre un bene, un grande stimolo all'evoluzione. Qualsiasi crisi, se saputa accogliere e gestire, ci dà l'occasione di risolvere un nostro problema profondo. Perché profondo? Perché senza l'emergere della crisi noi non l'avremmo notato neanche come problema. Nel caso della crisi economica attuale: una certa parte del mondo avrebbe continuato a produrre finanza tossica e magari molti non avrebbero capito che certe forme illusorie di arricchimento sono infine destinate a scoppiare come una bolla psichica; la crisi attuale ci rimanda dunque all'urgenza di costruire un'economia più sana. Quando perdiamo qualcosa dobbiamo saperlo accettare, cercando di trarne la giusta lezione per crescere e migliorarci; dobbiamo avere il coraggio di capire anche l'importanza di aver perso. Tra l'altro, a volte, certe perdite non sono in realtà tali, ad esempio quando si perdono cattive abitudini o persone che non aiutano la nostra evoluzione. La crisi è un'ottima occasione per metterci in discussione. Per gestire e superare la crisi, il suggerimento è di non cessare mai di investire in noi stessi, nell'attività in cui crediamo, nella nostra e altrui formazione. Cerchiamo di non creare una società che dipende drammaticamente dall'esterno: diventiamo noi gli attori-autori del nostro benessere, e qui non intendo ovviamente soltanto quello in termini economici. Cerchiamo di ripensare a noi stessi e alla vita che stiamo conducendo, rinnoviamoci e rinnoviamo, ridefinendo la nostra priorità di valori, senza essere schiavi di sistemi di pensiero indotti, automatici, quando crediamo di pensare e invece sono altri che pensano per noi. Sforziamoci in ogni momento di dedicarci a quel che facciamo con impegno e con gioia, con motivazione elevata finalizzata alla crescita spirituale nostra e altrui, perché solo così trarremo soddisfazione dalle nostre azioni: se compiute in maniera accurata, per un fine superiore, esse producono un valore reale e un arricchimento significativo.

lunedì 8 giugno 2009

IL BAMBINO CHE VISSE DUE VOLTE ('La Stampa', 17.07.2007, di Giulia Nova).

Cameron parlava sempre della «famiglia di prima». La mamma ha ritrovato i luoghi che descriveva.
All’asilo disegnava una casa bianca, davanti al mare; a sua madre chiedeva che fine avesse fatto il cane maculato e la macchina nera. Eppure Cameron Macaulay, classe 2001, vive a Clydebank, vicino a Glasgow, dalla finestra della sua stanza vede i tetti di mattoni rossi e, soprattutto, nessun cane maculato è mai circolato per casa, tanto meno una macchina nera è mai stata parcheggiata in garage.
Lontani chilometri dalla terra dell’Induismo e del Buddhismo, la vicenda dello scozzese reincarnato, è già diventata un documentario per la Tv. Certo non ha nulla a che vedere con il misticismo di Osel Hita Torres, il bambino spagnolo ritenuto la reincarnazione di un Lama, che fu accompagnato dal padre tra i monaci buddhisti tibetani nelle montagne del Buthan, e che ispirò il «Piccolo Buddha» di Bertolucci. Eppure è destinata a restare negli annali delle reincarnazioni post-moderne. D’altronde, se lo stesso Osel ora vive a Ibiza e per il compleanno ha chiesto una moto nuova, il Dalai Lama in persona ha spiazzato il mondo l’estate scorsa proponendo di cercare il successore tra la comunità monastica in esilio. Altro che tra i reincarnati. Ritornando in Scozia, la storia di Cameron, il bambino con il caschetto biondo e gli occhi azzurri inizia nel 2003. «Aveva tre anni - spiega la madre, Norma - quando si mise a raccontarmi le storie dei suoi compagni di Barra, un’isola a 300 chilometri di distanza». E non era che l’inizio. «Parlava dei suoi fratelli, dei capelli lunghi e castani di sua madre che gli leggeva un grande libro su Dio e di come suo padre, un certo Shane Robertson, fosse morto investito sulle strisce pedonali. Ero sconvolta». Norma ha i capelli rossi, non è religiosa, è una mamma single, e può contare solo su Martin, il fratello maggiore di un anno di Cameron. Il tempo passa, il bambino cresce e la sua fantasia si colora di dettagli. «Non devi temere la morte - diceva alla madre - perché si ritorna: mi chiamavo Cameron anche prima». Dopo la filosofia si dedica alla rassegna della vita quotidiana. «Iniziò a lamentarsi perché nell’altra casa aveva tre bagni, mentre noi ne abbiamo solo uno». E poi perché «nell’altra vita trascorreva i pomeriggi giocando sulla scogliera dietro casa e perché con l’altra famiglia viaggiava molto, mentre noi non siamo mai usciti dalla Scozia». La mamma, i parenti e le maestre resistono fino al sesto compleanno, quando Cameron inizia a piangere perché, diceva, «gli mancava la sua famiglia di Barra». E, soprattutto, quando Norma scopre che una casa di produzione cinematografica è alla ricerca di storie di reincarnati. È lì che la mamma 42enne decide di fare le valige e di portarlo a Cockleshell Bay, nell’Isola di Barra. Con al seguito una telecamera e Jim Tucker, il direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University, esperto in reincarnazioni. «Dopo qualche giro abbiamo trovato la casa bianca, sul mare, con i famosi 3 bagni». A quel punto anche lo psicologo ha avuto un sobbalzo. «Nel 70% dei casi - spiega Tucker - i bambini ricordano morti avvenute in circostanze non naturali, incidenti o episodi traumatici». Occasioni in cui, secondo l’esperto, memoria ed emozioni sopravvivono. «La morte improvvisa del padre è stato un trauma per Cameron - commenta Tucker -. E questo suggerisce che la sua coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un’entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo». Scetticismo a parte, l’effetto sorpresa nel documentario è stato garantito. «Cameron era raggiante - racconta la madre -. Trovò l’entrata segreta della casa che tante volte aveva disegnato e mi disse quanto fosse ansioso di presentarmi alla sua famiglia». Membri di cui, però, non si trova traccia. La casa era abbandonata e all’anagrafe non è stato trovato nessun Shane Robertson. Si è risaliti a un certo Robertson, vissuto nella casa bianca tempo addietro e poi trasferitosi a Stirling. «Cameron guardò le foto di famiglia e riconobbe il cane maculato e la grande macchina nera di cui tanto aveva parlato». Certo non si è messo a parlare in perfetto dialetto Danzhou come fece nel 1979 Tang Jiangshan, bambino cinese della provincia di Hainan, che a soli 3 anni disse alla madre di chiamarsi Chen Mingdao, di essere figlio di Sandie, di abitare a 160 chilometri di distanza e di essere stato ucciso durante la Rivoluzione Culturale Cinese da un colpo di pistola. Compiuti i 6 anni i genitori lo portarono nel villaggio dei racconti e senza batter ciglio, Tang entrò nella casa del padre, riconobbe le sorelle, la fidanzata e iniziò a conversare come se fosse sempre vissuto lì. Cameron si è accontentato di aver visto la casa sul mare con un’entrata segreta e alcune foto di un cane maculato e di una macchina nera. Risolto il mistero, si è rilassato ed è tornato a Clydebank insieme alle telecamere della troupe. Lo psicologo, invece, è volato alla clinica in Virginia con una storia in più da analizzare: «Da quando abbiamo aperto il sito - dice - sono più di 100 i casi simili a quello di Cameron». Certo è che tutti sono ritornati in tempo per vedersi nel documentario in Tv, in prima serata.

VOYAGER (Rai Due, 15 Ottobre 2007) - Il bambino che visse due volte (Parte Prima).


domenica 31 maggio 2009

LA PSICOSOMATICA NELLA LETTERATURA INDOVEDICA (PARTE SECONDA).
di Marco Ferrini.

IL POTERE DELLA MENTE.
Per alcuni potrebbe sembrare incomprensibile come un’immagine formatasi nella mente possa avere effetto sulle funzioni fisiologiche, arrivando persino ad arrestare malattie tanto gravi come ad esempio forme tumorali incurabili. Secondo la moderna fisica subatomica, nel cervello umano l’immagine memorizzata di una cosa può avere altrettanto impatto sui sensi quanto la cosa stessa. In realtà l'immaginazione è già creazione di una forma, poiché essa implicitamente possiede già in sé tutti i parametri necessari per metterla in atto(1). Queste recenti acquisizioni scientifiche confermano il punto di vista della tradizione indovedica, la quale spiega come la genesi dell’azione vada ricercata in ultima analisi nel desiderio che genera il pensiero, il quale possiede di per sé un’enorme forza creativa che, se lasciata fluire correttamente, esplicita lungo il suo percorso tutte le proprie potenzialità, passando dal livello sottile a quello grossolano e arrivando persino a modificare la realtà delle cose. Dunque immaginazione e realtà, pensiero e azione sono fondamentalmente inscindibili; non dovremmo perciò sorprenderci che immagini presenti nella mente possano alla fine manifestarsi come realtà fisica. In altre parole, i nostri corpi rispondono non alla realtà, bensì a ciò che noi immaginiamo reale. L'efficacia del placebo è dimostrazione evidente di come psiche e corpo interagiscano in continuazione e siano troppo interconnessi per essere trattati come entità separate. Secondo Bohm, il sistema mente-corpo non è fondamentalmente in grado di distinguere la differenza tra gli ologrammi neuronali che il cervello usa per sperimentare la realtà e quelli che evoca quando immagina la realtà. In tutti i casi comunque gli elementi che vanno a formare questi ologrammi neuronali sono molti e molto sottili. Giocano ad esempio un ruolo fondamentale le speranze e le paure, i pregiudizi e le credenze individuali. L'immaginazione, a seconda della qualità dei suoi contenuti, può dunque causare malattie oppure curarle. Per mettere in atto quest’ultima benefica potenzialità è indispensabile attenersi ad una disciplina mentale che permetta al soggetto di controllare la propria attività psichica (in assenza di ciò i medici debbono ricorrere al placebo cercando di indurre inconsciamente il paziente ad attingere alle forze guaritrici presenti dentro di sé). In questo ambito l’importanza dello Yoga è più che mai fondamentale poiché insegna la disciplina per il dominio della mente e per il pieno e corretto utilizzo di tutte le sue infinite potenzialità, le quali possono apportare benefici enormi su tutti i piani esistenziali, incluso quello fisico. Quando infatti si riescono a penetrare livelli di coscienza elevati, la forza della mente può arrivare persino a prevalere sui caratteri genetici (cfr. Bruce Lipton “La mente è più forte dei geni”). Ovviamente quanto più la consapevolezza è profonda, tanto maggiori saranno i cambiamenti che riusciremo ad attuare sia nei nostri corpi che nella realtà attorno a noi. L’essere umano vive dunque in un universo nel quale anche un solo cambiamento di attitudine o di modo di pensare può stabilire la differenza tra la vita e la morte, tra la salute e la malattia, e nel quale le cose sono così sottilmente interconnesse che anche un sogno o un’immagine possono diventare realtà. I miracoli accadono non in opposizione alla natura ma in opposizione a ciò che noi conosciamo della natura, affermava Sant’Agostino. In definitiva corpo e mente rappresentano due entità solo apparentemente distinte, così come materia ed energia. Tutto ciò che è fisico, i Veda insegnano ed alcuni esponenti di spicco della fisica moderna confermano, non è altro che energia mentale cristallizzata. Nella scienza medica dell’Ayurveda, l’aspetto psicologico e l’aspetto fisiologico, vista la loro stretta connessione, non vengono trattati separatamente ma studiati e curati di pari passo. Questo perché lo stato di salute può essere effettivamente ristabilito, con risultati totalmente soddisfacenti e duraturi nel tempo, solo se la cura è di tipo olistico, se cioè tiene di conto di tutte le diverse componenti che, nel loro insieme, costituiscono quel micro universo che è l’essere umano: la componente fisica, psichica e spirituale. Il corpo fisico e quello psichico, cioè il complesso corpo-mente, debbono venir armonizzati perché, una mente disarmonica rispetto al corpo o un corpo disarmonico rispetto alla mente, generano sofferenza e di conseguenza malattie e infermità. Niente ha più potere sul corpo quanto le convinzioni della mente. L’armonia è un assaggio di liberazione; è la chiave per ripristinare uno stato di salute totale riappropriandosi della propria inesauribile riserva di energie, indispensabile per scalare le vette della consapevolezza più elevata.

(1) Cfr. Michael Talbot, Tutto è uno, ed. URRA, 1997, p. 103.

lunedì 25 maggio 2009

LA PSICOSOMATICA NELLA LETTERATURA INDOVEDICA (PARTE PRIMA).
di Marco Ferrini.


LA RISONANZA FRA PIANO FISICO E PIANO PSICHICO.
Secondo la psicologia indovedica l'essere umano risulta come un paradosso costituito da profonde aspirazioni interiori che contrastano con bisogni fisici oltremodo impellenti. La differenza tra il sé e il corpo, nel quale il sé temporaneamente abita, dovrebbe diventare una profonda, costante consapevolezza perché, quando l’individuo si identifica con gli strati più superficiali della propria personalità, l’universo interiore sembra frantumarsi e il soggetto è costretto a sperimentare con dolore il suo fallimento intimo. A questo fine fondamentale da sviluppare è la consapevolezza dell’essenziale differenza tra spirito e materia, tra il sé e il corpo, tra il sé e la mente. Questo naturalmente non significa che il corpo e la Natura, con tutti i loro elementi, debbano venir trascurati o disprezzati; vanno anzi apprezzati e curati nel migliore dei modi, in quanto strumenti preziosi che possono permettere di fare in questa esistenza un viaggio agevole e in ascesa, rivolto alla conoscenza e all'elevazione etico-spirituale. Per apprendere la capacità di auto-disciplina e sviluppare al meglio le proprie potenzialità occorre diventare consapevoli anche di quanto corpo e psiche siano interconnessi ed interdipendenti: ciò che avviene sul piano fisico influenza lo psichico, ma è ancor più vero che quanto accade sul piano psichico influenza notevolmente il fisico. Gran parte delle malattie del corpo deriva infatti da disagi o da malesseri mentali. Sembra sia stato ormai scientificamente dimostrato che, ad esempio, perfino in gravi patologie quali i tumori, le malattie cardiocircolatorie o l’invecchiamento precoce, la componente stress abbia una rilevanza notevole. La letteratura psicologica indiana afferma che ogni organo, tessuto, cellula, molecola e atomo del corpo è irrorato di psiche e che il sistema nervoso cerebrospinale rappresenta il canale fisiologico principale attraverso cui la mente opera nel corpo, senza però che l’influenza del “pensare” e del “sentire” sia limitata ad esso. Se il soggetto intrattiene pensieri positivi ed elevati, fondati su valori quali la veridicità, la lealtà o la compassione, l’intero organismo, attraverso impulsi elettrochimici associati a ciascun pensiero (le cosiddette cellule-messaggere), riceve questi stessi stimoli positivi, che provocano un’immediata fortificazione del sistema immunitario, che invece si indebolisce gravemente in presenza di pensieri o emozioni negativi quali paura, rancore, collera, concupiscenza, odio, malumore, invidia, delusione, ecc. Secondo l’Ayurveda, lo stato fisico di un individuo cambia col modificarsi dei suoi contenuti psichici e del suo stato di coscienza. In questo modo trovano spiegazione anche le cosiddette guarigioni miracolose o, con un linguaggio clinico, le remissioni spontanee. Similmente, tutto ciò che avviene nel corpo influenza inevitabilmente anche la struttura psichica, tanto che risulta evidente non solo l’esistenza di una connessione tra mente e corpo quanto una vera e propria risonanza tra i due. Anche il respiro, che possiamo considerare come una cerniera tra il fisico e lo psichico, ci conferma quanto questi due piani siano inscindibilmente collegati, interagenti e interdipendenti. Attraverso il respiro si può infatti intervenire sui processi psichici e, influendo sullo psichico, si arriva a gestire il fisico. Nevralgie, dolori reumatici, crampi, sudorazione, affaticamento ed altri disagi organici, possono venir superati tramite la pratica del controllo del respiro (pranayama), branca che possiamo approfondire studiando gli Yoga-sutra(1). Sul versante psichico, ansietà, paura, emozione, stordimento, possono venir controllati attraverso una corretta gestione del respiro e le pratiche meditative, finché la mente si calma e la coscienza può accedere ad un livello di consapevolezza superiore.

(1) Cfr. Marco Ferrini Psicologia dello Yoga.

sabato 16 maggio 2009

LA MASCHERA TRASFORMA.
Antica Narrazione Cinese.


In un favoloso impero, viveva una principessa molto bella, unica figlia dell’imperatore. Venne per lei il tempo di sposarsi, e decise con suo padre, di non limitare le ricerche del suo futuro sposo alle sole persone di corte, ma di estenderle in tutto il regno. Così l’imperatore mandò i suoi messaggeri per cercare l’uomo più bello perché sapeva che l’interiorità di un uomo si manifesta nei tratti del suo volto. Un ladro ed assassino che viveva in una lontana provincia saputo del bando, si fece costruire dal miglior artigiano una maschera, perché la durezza del suo volto rivelava la sua crudeltà. Quando la indossò, vide davanti a sé un uomo gentile e fine, un uomo che aveva qualità di dignità, di forza e onestà, di gentilezza e amore. Fu prescelto senza esitazioni per diventare il futuro sposo della regina. Al ladro si presentò subito una terribile alternativa: sia accettando, che rifiutando il suo segreto sarebbe durato poco, con conseguenze facilmente prevedibili. Trovò un espediente, chiese alla principessa per ponderare la questione, la principessa fu molto comprensiva, l’idea le sembrò saggia ed accettò. Il ladro era considerato l’uomo più bello e più nobile del regno e, per non tradirsi doveva agire conformemente al suo aspetto, a come appariva. Per un anno intero, aveva sofferto e combattuto per vivere secondo i sentimenti che la maschera mostrava. Quando arrivò il giorno dell’incontro con la principessa, decise di dire la verità. Al che la principessa disse: “Sono stata ingannata, sarai libero solo se ti toglierai la maschera per farmi vedere qual è il tuo vero volto.” Il ladro si tolse la maschera con mani tremolanti, allora adirata la principessa disse ancora: “Ora mi stai ingannando, la tua maschera è perfettamente uguale al tuo volto.” Noi diventiamo l’immagine di ciò che il nostro cuore desidera.

giovedì 14 maggio 2009

L'IO, L'INCONSCIO E LE MASCHERE DEL SE'.
di Marco Ferrini.
L'uomo moderno è prima di tutto decontestualizzato, non sa quale posto occupa nell'universo e, se poco sa a livello fisico, ancora meno sa a livello psichico e quasi niente circa la propria natura più intima. Il Sé è quindi l'oggetto della nostra ricerca, come tanti scienziati nei campi della fisica, delle neuro-scienze, della microbiologia, sono alla ricerca di un'equazione, della definizione di un principio che sia capace di uniformare tutte le forze che agiscono nell'universo. Come già Socrate affermava, lo scopo è conoscere sé stessi, il precetto "Conosci te stesso" era scritto a caratteri cubitali, in pietra, sul frontespizio del tempio di Apollo a Delphi. Questa istruzione può apparire come banale ma non è così, in quanto le persone credono di conoscersi, ma di fatto, conoscono le maschere che si sono sovrapposte al Sé, all'atman. Tale confusione, produce uno smarrimento pari alla perdita di visione che caratterizza uno stato ipnotico, di sonnambulismo o lo stato di un soggetto narcotizzato; si ha un'idea di sé, ma distante dalla realtà, estranea alla realtà dei fatti. Finché il soggetto non conosce sé stesso, non può riconoscere le maschere. Acquisendo consapevolezza del più intimo Sé, il soggetto non solo riconosce le maschere, ma le indossa con una certa difficoltà e solo quando risultano indispensabili per operare in questa dimensione umana, come chi veste un abito essendo ben cosciente che è qualcosa che si può togliere e mettere. Dunque la personalità è una maschera che il soggetto indossa per stare in rapporto alla società e la maschera rappresenta una sorta di compromesso tra le istanze dell'individuo e quelle della società circostante.La società è un ballo in maschera e benché porti un grande rispetto per la maschera, per chi indossa e soprattutto per coloro che ne conoscono l'utilità, il mio rammarico va nei confronti di tutti coloro, purtroppo la stragrande maggioranza, che sono mascherati e non lo sanno. Tali persone si sono talmente identificate con la maschera, ad esempio il corpo, il ruolo sociale, il compito, che a causa di questa totalizzante identificazione, perdono di vista sé stessi. A volte una funzione come quella di sindaco, di senatore, di deputato, di cavaliere del lavoro, persino di scienziato, di grande chirurgo, di grande professore in un'università prestigiosa, produce quel tipo di identificazione che non permette più di conoscere sé stessi ed il pericolo ulteriore è che anche a casa, in famiglia si indossi quella maschera, riducendo la propria vita relazionale, familiare e affettiva ad un disastro. Fortunatamente noi possiamo anche essere noi stessi. E' difficilissimo compiere un lavoro di destrutturazione di condizionamenti in questo intricato ginepraio delle maschere che si sovrappongono, inseguendosi e stratificandosi una sull'altra, poiché troviamo sempre una maschera che resiste, che non riusciamo a togliere al soggetto. E' maschera tutto ciò che ha relazione con il tempo e con lo spazio, perché noi siamo fuori dallo spazio e dal tempo. Quando io dovessi dire “sono nato 63 anni fa nel tal posto” ecco, quella è una maschera, è una delle condizioni che mi impone l'ego, perché non è vero niente che io sono nato 63 anni fa nel tal posto; se affermo “ho preso questo corpo 63 anni fa nel tal posto”, siamo un po' più vicini alla realtà, ma non è ancora veramente esatto, perché io questo corpo non l'ho preso 63 anni fa quando sono stato registrato nel registro delle natività dall'anagrafe. Dieci mesi lunari prima, sono stato introdotto in un ambiente di una matrice femminile, un ovulo femminile, dove si sono uniti assieme due pacchetti cromosomici, che si sono cominciati a mischiare e da quella interazione io, che non c'entro niente con questi pacchetti cromosomici, ho colto gli strumenti, gli ingredienti per costituire questo corpo. Quindi se c'è una certezza è che io non sono questo corpo. Poi chi sono, come vi ho già anticipato, è l'esito di un lavoro che c'è da fare. Non abbiamo bisogno di nessuna sostanza per compiere un viaggio esplorativo alle sorgenti della nostra psiche, alle sorgenti della nostra personalità e incontriamo, accostandoci con gioia, con calma e con dolcezza, a quel centro che è un punto che corrisponde perfettamente alla definizione euclidea secondo cui "non ha altezza, larghezza, lunghezza", ed un'altra scoperta formidabile è che "non ha neanche tempo". Noi siamo unità immateriali, a-spaziali, atemporali, immortali: è la mente che si è impigliata nello spazio-tempo e ha causato lo spazio-tempo, dunque, se si va oltre le maschere, si scopre un mondo meraviglioso, un mondo di straordinaria vitalità e varietà, imperniato sull'Amore, il cui termine sanscrito è prema-bhakti, e la devozione è l'espressione più immediata, più genuina di questo bisogno che ciascuno di noi ha, di dare e ricevere amore.

Tratto dall' omonima conferenza - Brescia, 14/06/2008.

venerdì 8 maggio 2009

AMARE CON AMORE di Marco Ferrini (Matsyavatara Das).

Ogni persona è per propria natura desiderosa di amare ed di essere amata. In realtà la vita non ha altro scopo e in nient'altro trova il suo valore se non nell'amore, ma la cognizione certa di tale sentimento è un traguardo elevato e, come tale, richiede impegno, consapevolezza elevata, cura, sacrificio, coerenza, lealtà e verità. L’amore è un sentimento radiante, potenzialmente capace di espandersi all’infinito, in grado di dare completa soddisfazione all'essere rendendolo interiormente forte e autonomo, libero da condizionamenti, consapevole e maturo. Esso rappresenta il sentimento naturale e spontaneo della nostra matrice più profonda, della nostra spiritualità. Nella cultura diffusa dell’Occidente il vero amore è un po’ come l’Araba Fenice: mitologico, raro e spesso apparentemente irraggiungibile. Generalmente le persone sperimentano più di frequente l’eccitazione dei sensi, ma scoprono poi, con delusione e sofferenza, che non si tratta di qualcosa che nutre veramente, anzi, spesso depaupera corpo e mente di energie preziose. L’amore autentico è sperimentato da chi vive nella consapevolezza della sostanza autentica dell’essere e della realtà e dona una gioia duratura, profonda e indipendente da condizioni esterne. La cultura della società in cui viviamo è purtroppo impregnata di concetti falsi, superficiali, pericolosi, che inducono i cittadini-consumatori, che sono sempre in cerca di stimoli, di eccitazioni e di nuove promiscuità in equilibrio precario, a diventare assillati ricercatori non di amore ma di eros, se non addirittura di infima promiscuità. Quindi per riscoprire l'amore in tutte le sue speciali e sublimi sfumature (i rasa descritti nei testi della tradizione Bhaktivedantica) occorre prendere coscienza di noi stessi e della nostra natura più profonda, poiché tutte le problematiche della sfera affettiva sono collegate ad una percezione distorta del senso di sé. Il Vedanta, lo Yoga ed altre opere della letteratura indovedica descrivono l’essere incarnato come composito, poiché costituito biologicamente di un corpo oggetto dell’esperienza empirica, caratterialmente di una struttura psichica e spiritualmente di una essenza eterna e immutabile. Questa, l’atman, rappresenta il fulcro e baricentro della personalità, il centro unificatore di tutte le attività psicofisiche e sostegno stesso della vita. Il paradosso consiste in questo, che proprio di essa, della sua essenza vera l'individuo smarrisce la consapevolezza a causa dell’imporsi di condizionamenti strutturati. Questi ultimi rendono la persona schiava di una percezione e di una comprensione superficiale di sé, che la vincolano alla dipendenza da stimoli sensoriali e da passioni egoiche, da bisogni indotti. Tutti legami che però spesso appaiono insopprimibili, fino ad occupare l'intero campo della coscienza. Se l'amore è la più alta espressione dell'essere, l'eros lo si può paragonare ad un fuoco che divampa e tutto divora, fino a distruggere anche se stesso. In mancanza infatti di un processo di elevazione della coscienza, i desideri e le bramosie, frutto dell'identificazione con il corpo psicofisico, non diminuiscono con l’indebolimento del corpo, bensì sempre più incatenano al continuo sorgere e dissolversi di attrazioni e repulsioni (raga e dvesha) fondate su di un'affettività patologica che produce relazioni frustranti, con profonde delusioni e sofferenze. I grandi Maestri della tradizione Bhaktivedantica hanno insegnato come superare gli opposti e riscoprire il sentimento vero dell'amore attraverso la destrutturazione dei condizionamenti e la trasformazione e sublimazione delle proprie energie. Il processo chiamato sadhana-bhakti, che viene compiutamente descritto nella letteratura Bhaktivedantica, permette di avviare tale fondamentale opera di trasformazione, sublimazione e trascendenza delle pulsioni egoiche, consentendo di accrescere e valorizzare le qualità migliori di ogni individuo e renderlo capace di compiere quell’affascinante viaggio interiore che fa giungere dall’io al sé, dall’eros all’amore, dalla morte alla vita. Il segreto del successo per avvicinarsi sempre più a tale stato interiore dell'essere, fondato sulla più alta consapevolezza spirituale, non risiede dunque nella repressione di istinti e passioni. Infatti, questi, se repressi tendono a strutturarsi in maniera ancor più potente a livello inconscio. La soluzione non può essere nemmeno quella del loro libero sfogo che aprirebbe completamente le porte al dominio della coscienza da parte dell'ego o io inferiore. Quindi la realizzazione del sé e l'elevazione fino al sentimento dell’amore richiedono trasformazioni armoniche della personalità, scelte ponderate, svolte coscienti e sono l'esito di una serie di sforzi ben coordinati e costanti, volti a consentire il passaggio del potenziale umano dalle istanze dell’ego a quelle del sé, attraverso lo sviluppo delle più elevate qualità dell'anima. Come ha affermato anche Arthur Schopenhauer, “l'amore autentico è sempre compassione; e ogni amore che non sia compassione è egoismo”. La conoscenza di immediato valore pratico che ci tramandano i testi millenari della tradizione Bhaktivedantica, con i loro tanti e significativi esempi di vite trasformate e di coscienze illuminate, oltre alla nostra personale esperienza nell'applicazione di tali metodologie, ci dimostrano che tale trasformazione dei sentimenti è possibile attraverso un processo di rieducazione della personalità. Cambiamento in cui pulsioni ed emozioni possono essere ri-orientate e rese propedeutiche a quell'evoluzione interiore che dall’inconsistente eccitazione dell’eros porta alla solida beatitudine della Bhakti, quindi del vero amore trionfante.

Per approfondimenti si consiglia la lettura del libro Dall'Eros all'Amore, di Marco Ferrini - Ed. CSB.

martedì 5 maggio 2009

LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE QUARTA).
Tratto da 'Dall'Eros all'Amore' di Marco Ferrini.

4. L'IDEALE DELL'AMORE COME FORZA TRASFORMATRICE.
L’umanità ha conosciuto diverse figure esemplari, le più grandi, quelle che hanno lasciato un segno nella storia del mondo, sono quelle che erano animate dall’amore più elevato e questo le ha dotate di una forza trasformatrice straordinaria. Se invece l’amore che fa da propulsore è ad un livello meno puro, è misto con altri sentimenti, la capacità trasformatrice diminuisce sensibilmente e agisce solo su coloro che sono più predisposti alla correzione. Nella filosofia indiana esiste una dottrina della trasformazione chiamata parinama-vada, che può agire anche in senso involutivo. Il dharma è una forza immane, ineluttabile, ineffabile, onnipervadente che sospinge verso l’evoluzione, ma non è l’unica forza in campo, c’è anche la volontà umana. Solo quando la volontà umana si allea alle forze evolutive del dharma, la personalità si armonizza e segue la sua strada di ascesa interiore senza più incorrere in inciampi e frustrazioni. Da Buddha a Cristo a Krishna, tutti i grandi hanno convenuto nel dire che la vita incarnata è dolore, ma esso si placa se il soggetto sviluppa un buon rapporto con la propria guida interiore e se si collega al dharma. In questo modo le difficoltà diminuiscono visibilmente, finché la crisi per eccellenza, che è la morte, cessa di essere motivo di spavento e diventa la consapevole occasione di transizione verso un’esistenza superiore. La vita, infatti, non abbisogna del corpo fisico per manifestarsi, per godere o soffrire delle proprie esperienze, è piuttosto vero il contrario. Nel sogno ad esempio si vivono numerose situazioni a seconda di quelle che sono le componenti oniriche, indipendentemente dal corpo fisico. Una relazione ideale dovrebbe fluire tra anima e anima, nella consapevolezza della propria natura spirituale, e progredire dall’attrazione (ratim) allo sviluppo di intensità e gusto (ruci) nel relazionarsi, per poi passare a priti, ovvero allo sviluppo dell’affetto ed infine all’amore che si manifesta nel desiderio di servire e di far piacere all’altro ma che, nel suo stadio più evoluto, trascende un rapporto a due di tipo egoico e avvicina al bene universale, all’amore totale, ad una relazione che mette in contatto con l’universo, le creature, il creato e il Creatore. Nel processo evolutivo s’incontrano frequentemente sia gli ostacoli posti dagli altri, sia quelli creati dai brandelli della nostra vecchia personalità, dalle nostre precedenti abitudini ed antichi attaccamenti. Ma in quanto espansioni di Dio non corriamo mai definitivamente il rischio di perderci o rimanere soli, possiamo in ogni momento e in ogni circostanza risvegliare le nostre capacità creative superiori connesse alla natura spirituale che ci permettono di agire in maniera oculata e seminare bene per il nostro futuro attraverso la gestione sana di desideri, pensieri e parole. Queste capacità e facoltà latenti che noi tutti possediamo, si rinforzano o si indeboliscono a seconda dell’impostazione etico-morale che diamo alla nostra vita e in base al modello che scegliamo per scolpire la nostra personalità ed esistenza. Non sono sufficienti formule già fatte applicate astrattamente all’insieme delle persone; le autentiche evoluzioni non possono essere altro che individuali, non sono dunque semplicemente il frutto di un’adesione acritica ad una fede o denominazione religiosa, bensì l’esito di sforzi personali ben coordinati, costanti e determinati di chi anela alla luce, alla gioia, alla libertà e all’amore.

venerdì 1 maggio 2009

LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE TERZA).
Tratto da 'Dall'Eros all'Amore' di Marco Ferrini.

3. LA SUBLIMAZIONE DELL'INTIMITA'.
Una delle tensioni principali che possono nascere all’interno della coppia si verifica quando uno dei due soggetti, ricercando la pace e la gioia dello spirito, perde appetito ed interesse per i rapporti sessuali. La cultura moderna tende ad ingenerare la convinzione che il bisogno di sesso equivalga a quello dell’aria, dell’acqua o del cibo, ma le grandi tradizioni spirituali ci testimoniano una realtà ben diversa. Reprimere gli impulsi sessuali genera nevrosi, ma in chi? Solo in coloro che non hanno ancora la visione e l’accesso ai piaceri superiori. Fino a che una persona non è capace di sostituire qualcosa di meno elevato con qualcosa di più nobile, non può bruscamente tagliare i ponti a un’energia che è abituata a fluire senza ostacoli. Dal momento in cui la mente umana viene illuminata da una visione più ampia ed elevata, tutti gli atteggiamenti condizionanti che in precedenza avevano prodotto attaccamenti e dipendenze, vengono gradualmente superati e trasformati dalla pratica delle virtù, della conoscenza spirituale (jnana) e del distacco emotivo (vairagya) verso tutto ciò che non è utile al processo evolutivo. In questo modo il soggetto acquisisce una visione etica dell’uomo e del mondo dalla quale diviene impossibile prescindere nel pensiero quanto negli atteggiamenti. Non esiste un’inconciliabilità a priori tra rapporti intimi tra coniugi e vita spirituale. L’attività sessuale ha un suo compito e una sua funzione fino ad un certo livello evolutivo, raggiunto il quale il percorso spirituale trascende quelle necessità che solo allora scopriamo essere state mere proiezioni della mente. Bloccare la propria spinta passionale non è salutare, è piuttosto innaturale. Il processo di perdita d’interesse nei confronti delle componenti fisiche deve avvenire da sé, in modo armonico e permettendo l’accesso a piaceri superiori che porteranno a grandi trasformazioni. La regolazione sociale dei rapporti intimi è tutelata dall’istituzione della famiglia e dunque del matrimonio. Tale regolamentazione mira principalmente a limitare e contenere in un ambito più ristretto l’attività sessuale, proprio perché questi bisogni fino ad un certo stadio evolutivo sono ritenuti vitali, importanti da soddisfare, e dunque le persone sono invitate a sviluppare tali rapporti in una struttura socialmente e religiosamente protetta. Ma quella protezione, quella istituzione fatta essenzialmente per regolare gli impulsi, ha la funzione di permettere la crescita individuale fino a trascendere le ragioni stesse per cui la famiglia era stata formata. In altri termini, l’istituzione del matrimonio dovrebbe essere considerata come un contenitore che permetta una zona di evoluzione protetta, fino al momento in cui il livello raggiunto sarà così elevato che essa potrà essere trascesa. Secondo la tradizione alla quale ci riferiamo, l’uomo non è fatto per rimanere nei limiti dell’esistenza fisica, per appiattirsi sulla sola dimensione del corpo, ma piuttosto per riconoscere, scoprire e realizzare la propria natura spirituale, la quale per esprimere la propria gioia, creatività e amore ha tutti i poteri (siddhi) ad essa connessi. Dipende dalla persona se preferisce degradarsi o elevarsi; si deve lasciare all’individuo la libertà di gestire la propria sfera sentimentale, il proprio investimento affettivo, se in eros o in amore. Dobbiamo dare a tutti l’opportunità di muoversi secondo il proprio livello evolutivo, sperando ed incoraggiando ognuno a guardare verso la trascendenza. Occorre una grande lungimiranza e capacità adattiva da parte dell’intelligenza per non turbare gli altri e non essere a nostra volta da loro turbati. Affinché il nostro comportamento non crei anche seppur sottili imposizioni sui nostri interlocutori, è necessario essere molto cauti nel comunicare le nostre scoperte evolutive e il risveglio della nostra coscienza, per non indisporre, non turbare e non incorrere in atteggiamenti che tramuterebbero un gesto d’amore in una forzatura. Essere in grado di percepire dimensioni superiori permette di essere saldi in questa nostra visione; ciò non significa demonizzare o svilire la realtà fisica e nemmeno coloro che vi si dedicano interamente negando ogni ipotesi di realtà ulteriore.