martedì 21 dicembre 2010
LA VOLONTA' NELLA BHAKTI di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
lunedì 6 dicembre 2010
RE-IMPARARE AD AMARE. OLTRE LA MATEMATICA DELLE RELAZIONI di Jivashraya Das.
giovedì 18 novembre 2010
L'UOMO OSTRICA (PARTE SECONDA) di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
giovedì 4 novembre 2010
L'UOMO OSTRICA (PARTE PRIMA) di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
mercoledì 27 ottobre 2010
LA GESTIONE DEI CONFLITTI di Marco Ferrini (Matsyavatara Das).

giovedì 7 ottobre 2010
DECONDIZIONAMENTO, ARMONIA E BEATITUDINE di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
martedì 31 agosto 2010
VISIONE E PROMESSA DELL'AMORE NELLA BHAGAVAD-GITA di Caterina Carloni.
martedì 24 agosto 2010
L'ARTE DELL'AZIONE: PROGRAMMARE LA VITA CON CONSAPEVOLEZZA di Marco Ferrini (Matsyavatara Das).
Programmare vuol dire agire con consapevolezza, farsi carico in modo responsabile di come "muoviamo" cose e persone intorno a noi. Possiamo farlo secondo tre dinamiche: col pensiero, con le parole e con le azioni. L'azione nasce dal desiderio (kama), si sviluppa nel verbo (vac) e si conclude generalmente nell'atto fisico (karman). Nei Testi Sacri di ritualistica karman sta solitamente ad indicare l'atto per eccellenza, quello sacrificale, l'azione che, se perfettamente eseguita, contiene già in sé il risultato desiderato. Quando invece l'agire è accompagnato da insufficiente consapevolezza, da bassa coscienza, il risultato può prodursi ugualmente ma distorto, imprevisto, non nella direzione desiderata, bensì, magari, in quella opposta. Per progettare il futuro si deve dunque conoscere molto bene la scienza dell'azione, che include la conoscenza delle reazioni. La dottrina del karman assicura a chi la segue il raggiungimento degli obiettivi desiderati; essa viene esposta in maniera accurata nei capitoli quarto e quinto della Bhagavad-gita.
giovedì 12 agosto 2010
L'ARTE DELLA VITA: PER UNA NUOVA COMPRENSIONE DELLA MORTE di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
È la domanda tipica di un ricercatore spirituale, di chi si sta muovendo in questa direzione e ha già fatto delle esperienze. Una domanda così formulata esprime un livello di consapevolezza che è già oltre il dubbio. Il mondo, la vita, non sono in bianco e nero, non sono solo gioia o dolore; questa è la visione preferita dai bambini, tipica espressione della loro coscienza infantile. Ma gli adulti sanno che tra la gioia e il dolore ci sono infinite sfumature, così come tra il bianco e il nero. Allo stesso modo anche tra la morte e la nascita, o viceversa, vi sono innumerevoli passaggi intermedi che consistono soprattutto in mutamenti di coscienza nel corso di un lungo cammino evolutivo. Considerate il corpo di un bambino. Io ho dei figli, li ho visti nascere, crescere e ora sono adulti: dove sono adesso i loro corpi da infanti? Non ci sono più; quelli che indossano al momento hanno poco in comune con i precedenti, con quelli con i quali sono nati e cresciuti, mentre loro, come persone, come individui, sono inequivocabilmente gli stessi.
venerdì 23 luglio 2010
mercoledì 21 luglio 2010
LA FUNZIONE POSITIVA DELLE EMOZIONI NEGATIVE (PARTE SECONDA) di Diana Vannini.

lunedì 12 luglio 2010
LA FUNZIONE POSITIVA DELLE EMOZIONI NEGATIVE (PARTE PRIMA) di Diana Vannini.

mercoledì 30 giugno 2010
TECNOLOGIA DEL SANTO NOME E I RAPPORTI TRA I VARI LIVELLI DI PSICHE E COSCIENZA (PARTE SECONDA) di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).
martedì 22 giugno 2010
TECNOLOGIA DEL SANTO NOME E I RAPPORTI TRA I VARI LIVELLI DI PSICHE E COSCIENZA (PARTE PRIMA) di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

(1) Visualizzazione di un certo livello di realtà metafisica.
(2) Lett. 'forma', non solo grafica.
(3) Lett. 'Modificazioni mentali, vibrazioni, vortici'.
(4) Canto dei Nomi divini
(5) Vibrazioni che partono dai ricordi e impressionano di nuovo la mente.
(6) 'Ricordo'. Il termine si forma sulla radice sanscrita smri, 'ricordare', cui corrisponde etimologicamente l'italiano 'memoria'.
(7) Letteralmente il ricordo di Dio attraverso il canto dei Suoi Santi Nomi.
Tratto dal testo 'Divinità, Umanità e Natura' di Marco Ferrini di cui si consiglia la lettura per un approfondimento del tema.
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lunedì 14 giugno 2010
COME SI FA A GUARDARSI DENTRO di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

lunedì 7 giugno 2010
LA VERA FELICITA': ANANDA di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

giovedì 3 giugno 2010
DIALOGO TRA BHAGAVAD-GITA E DIVINA COMMEDIA. IL SENSO DELLA VITA E DELLA MORTE, DELLA RINASCITA E DELL'AMORE.

Palazzo Vecchio - Piazza della Signoria, Salone dei Cinquecento, Firenze.
Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta.

Nella prestigiosa cornice storico-artistica del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze, Marco Ferrini terrà una conferenza nella quale dialogheranno la Divina Commedia e la Bhagavad-Gita, universali monumenti del pensiero occidentale e orientale che, a distanza di molti secoli, ancora ispirano l’uomo moderno nel suo anelito di evoluzione e realizzazione, sia dal punto di vista laico che religioso. Esplorando le convergenze esistenziali tra queste due opere di filosofia perenne, i partecipanti avranno l’opportunità di fare un viaggio in altre dimensioni che rappresentano differenti livelli di coscienza nella ricerca del senso della vita. La Commedia e la Gita sono un compendio d’insegnamenti cosmogonici, antropologici ed escatologici, di filosofia, psicologia, etica e spiritualità. L’intreccio di queste tematiche esprime la sostanziale continuità tra i diversi piani dell’essere e la fitta serie di corrispondenze fra micro e macrocosmo.Se è vero che un’opera è grande nella misura in cui fornisce strumenti teorici e pratici per poter realizzare livelli alti di consapevolezza, e se offre concetti, suggestioni, modelli di vita adatti ad affrontare e risolvere i problemi esistenziali dell’individuo e quelli più complessi della società, allora non è azzardato affermare che la Commedia e la Gita sono scritti di intramontabile valore.
e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile,
è dovuto al’insegnamento della Bhagavad-gita’.
venerdì 28 maggio 2010
LA FISIOLOGIA DEL DESIDERIO di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).


(1) Brihadaranyaka-upanishad IV.4.5. Traduzione ripresa da Upanishad Vediche, a cura di Carlo della Casa. Torino, UTET, 1976. P. 77.
(2) Bhagavad-gita III.36-37. La traduzione è di chi scrive.
(3) Cfr. Bhagavad-gita III.37-43.
Tratto da "Vita, Morte e Immortalità".
venerdì 14 maggio 2010
IL COMPLESSO DI COLPA di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

Tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita”, Corso serale di 3 lezioni tenute presso l'Aula Magna Fondazione Studi Bhaktivedanta, 20, 27 Novembre e 4 Dicembre 2008.
mercoledì 5 maggio 2010
IL SENSO D'INFERIORITA' di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

Tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita”, Corso serale di 3 lezioni tenute presso l'Aula Magna Fondazione Studi Bhaktivedanta, 20/27 Novembre e 4 Dicembre 2008.
lunedì 26 aprile 2010
SULL'ORIGINE DEI CONFLITTI di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).


Tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita”, Corso serale di 3 lezioni tenute presso l'Aula Magna Fondazione Studi Bhaktivedanta, 20/27 Novembre e 4 Dicembre 2008.
lunedì 12 aprile 2010
L'IMPORTANZA RELATIVA E ASSOLUTA DEGLI ALTRI di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).


Tratto da “Io e gli altri nel gioco della vita”, Corso serale di 3 lezioni tenute presso l'Aula Magna Fondazione Studi Bhaktivedanta (20 e 27 Novembre, 4 Dicembre 2008).
lunedì 29 marzo 2010
LIBERARSI DAL FALSO EGO di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).



domenica 7 marzo 2010
CSB Counseling (Terza parte) Castello della Rancia, Tolentino 2010
Il contatto del counselor con la voce, i bisogni e le necessità dell'anima Convegno a Tolentino, intervento di Marco Ferrini
CSB Counseling (Seconda parte) Castello della Rancia, Tolentino 2010
Il contatto del counselor con la voce, i bisogni e le necessità dell'anima Convegno a Tolentino, intervento di Marco Ferrini
CSB Counseling (Prima parte) Castello della Rancia, Tolentino 2010
Il contatto del counselor con la voce, i bisogni e le necessità dell'anima Convegno a Tolentino, intervento di Marco Ferrini
Seminario CSB: Antropologia nella Bhagavad-gita
Albettone (VI), 1-5 Aprile 2010
Prabhupadadesh - Via Roma 9, Albettone (VI)
Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta
Seminario residenziale.
Il programma prevede:
- pratiche di antiche vie di realizzazione interiore: mantra e meditazione
- lezioni di yoga e pranayama
- workshops: laboratori di gruppo sul tema del seminario
- filmati, letture, musica, teatro
- alimentazione vegetariana secondo i principi dello Yoga e dell'Ayurveda
Informazioni e Prenotazioni
Segreteria CSB
0587 733730
320 3264838
secretary@c-s-b.org
mercoledì 3 marzo 2010
DIPENDENZA D'AMORE: COME LA CHIMICA CEREBRALE SOPPIANTA IL ROMANTICISMO IN UNA VISIONE MATERIALISTICA DELL'AMORE di Diana Vannini.

Ciò che anche nei film viene rappresentata come “attrazione fatale” o passione incontenibile, altro non è che il susseguirsi a cascata di una serie di reazioni neurali e neuroendocrine che, se non orientate dalla Coscienza verso un obiettivo evolutivo e lasciate agire solo come esito di stimolazioni sensoriali, attivano un circuito automatico di risposte, loop che si rigenera in autonomia e che, strutturandosi sempre di più, può intrappolare come una vera e propria droga. Una recente ricerca condotta da Susan Fiske, docente della Princeton University, ha smontato persino il mito della conquista del cuore dell'amato attraverso un corpo seducente ed ammaliante, evidenziando come il cervello maschile, dopo la visione di immagini femminili a sfondo sessuale, percepisca la donna come un oggetto e non come una persona con la quale relazionarsi. Questo importante risultato è stato validato dall'analisi di un campione maschile, in cui i soggetti erano invitati ad osservare immagini di donne in bikini, mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata attraverso risonanza magnetica funzionale. Dallo scanning è emerso che le aree che si attivavano durante l'osservazione di tali immagini erano quelle corrispondenti all'anticipazione dell'utilizzo di utensili quali chiavi inglesi e cacciaviti, relative cioè alla corteccia premotoria, mentre si disattivavano le aree cerebrali connesse all'empatia e alla comprensione emotiva della persona. Dunque può esserci una conquista sì, ma non di certo del cuore. Anche se questo studio è stato momentaneamente condotto solo verso soggetti maschili, certo è che, per entrambi i generi, stimoli sessuali esterni (suoni o immagini) o interni (pensieri o fantasie) all'individuo determinano lo scatenarsi di sequenze di reazioni endocrine e neurali. In particolare si è osservato che il vortice di passione che travolge due amanti è sotteso principalmente dall'azione di una molecola, la feniletilamina (PEA), costantemente prodotta dall'organismo, ma la cui concentrazione cresce significativamente in seguito ad un desiderio sessuale. Tale molecola, raggiungendo livelli elevati, può indurre i medesimi effetti delle anfetamine (entrambe agiscono sugli stessi recettori) e favorisce il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore che, quando raggiunge il massimo della concentrazione ematica, scatena l'irrefrenabile impulso all'orgasmo ed innalza il tono dell'umore all'euforia, all'eccitazione e all'entusiasmo (alte concentrazioni di dopamina sono infatti presenti nei Disturbi Affettivi di tipo Maniacale). Producendo questo piacere euforico, la dopamina è implicata nel circuito cerebrale di ricompensa, ovvero regola i processi emozionali legati alla soddisfazione di bisogni quali la fame, la sete, il desiderio sessuale, il successo nella lotta, nella competizione e nella fuga da uno scampato pericolo; è dunque correlata alla fisiologia del rinforzo psicologico e quindi determinante nei processi d'apprendimento, inducendo la ripetizione del comportamento piacevole fino al punto da poter causare il rischio di sviluppare una vera e propria dipendenza del soggetto da tale comportamento.



venerdì 19 febbraio 2010
VIVERE NEL MONDO SENZA ESSERE DEL MONDO. Pensieri, Riflessioni e Realizzazioni del Mattino (18 Agosto 2007) di Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

mercoledì 10 febbraio 2010
L’INFLUENZA DEL SUONO SULLA PSICHE (SECONDA PARTE). Collaborazione tra Università degli Studi di Siena e Centro Studi Bhaktivedanta. Intervista a Marco Ferrini (Matsyavatara Dasa).

Questa domanda apre una finestra su un panorama molto interessante che, se lei crede vada oltre le dimensioni di questa intervista, ne farà l’uso che riterrà più opportuno. Io non rinuncio a darle l’aspetto ulteriore perché la formulazione stessa della domanda presuppone un aspetto trascendente. E’ vero che la musica all’inizio era sacra, perché accompagnava il sacrificio per la trasformazione dell’esistenza. Ogni atto, con gravi e importanti responsabilità, veniva reso sacro e solenne dalla musica. La musica serviva da accompagnamento ai mantra, che già di per sé sono musicali. Il Rig Veda è il testo più antico dell’umanità e riguarda la scienza fisica e metafisica; per il sacrificio, le cui regole vengono canonizzate nello Yajurveda, nasce il Samaveda, che è il Veda della musica. La musicalità strumentale è inferiore rispetto a quella della parola. La verità è musica di per sé, è la musica divina trasformante, che trasforma l’ambiente e le persone. Grandi leaders dell’umanità hanno trasformato masse intere con racconti e parabole, metafore. Oggi la musica si consuma, non la si utilizza come un mezzo trascendentale in senso kantiano, ma come uno dei tanti oggetti usa e getta, perciò si è dissacrata, diventata soggetta alla moda, roba da spazzatura. Chi la produce ha abusato della musica, rendendola uno strumento di consumo. La musica serviva per accompagnare un atto sacro, per trasformare in sacro ciò che sacro non era. Era utilizzata come un’astronave per andare in altre dimensioni, in altri livelli di realtà. Ora l’atteggiamento e l’attitudine sono ben diversi ed è evidente che portino a risultati diversi. L’uomo moderno teorizza la musica in modo distratto, mentre fa altre cose, la musica quindi risulta un sovrappiù, un accessorio superficiale, come del profumo indossato banalmente e non per un'occasione speciale. Oggi si usa la musica per narcotizzare, stordire, indurre, ipnotizzare. I suoni sono sempre nell’aria, come i colori sono sempre a disposizione sulla tavolozza, ma l’artista che fa con quei suoni una musica celeste, aiuta a trascendere e ci rimanda ad altri mondi, alla gioia essenziale che non dipende dall’esterno ma zampilla naturalmente dal nostro cuore.

Il Maestro dà senso alla nostra vita, ci fa comprendere l’orientamento da dare alla nostra vita, illumina la via non soltanto con gli insegnamenti, che sono l’opera per eccellenza del Maestro, ma con il suo esempio di vita. E’ un parto quello che fa il Maestro. Il discepolo nasce dal Maestro, per il sacrificio del Maestro. Per il discepolo il Maestro è la somma del padre e della madre, del cibo, della sostanza vitale, dell’aria, della luce, perché egli viene alla luce e alla conoscenza attraverso il Maestro. Uno dei più antichi mantra del Gautama Tantra recita: “ Omaggi al guru che ha dissipato le tenebre dell’ignoranza dai miei occhi, restituendomi la vista con la torcia della luce spirituale”. Il Maestro è per definizione Vachashpati: il signore della parola, la parola creatrice, di speranza; la compassione è tipica del Maestro ed il modello in cui imposta la sua vita rappresenta l’esempio costante ed eterno per il discepolo.
7) Kant disse: “ L’ascolto di un Corale evangelico mi dona una serenità che la filosofia non mi dà” Perché? Dove agisce la musica?
Kant, come si sa, è stato un grande filosofo occidentale. La rivoluzione kantiana ha, nella filosofia, la stessa importanza della rivoluzione copernicana nell’astrofisica. Kant è sicuramente una pietra miliare nell’evoluzione del pensiero umano e, soprattutto in Occidente, rappresenta un punto di svolta e un modello straordinario. Dunque, Kant riponeva una grande fiducia nella filosofia, ma intelligentemente, a conferma del genio che era, conosceva anche i grandi limiti della filosofia stessa. Che cos’è la filosofia? E’ l’impresa del genio intellettuale umano. L’intelletto umano ha il proprio campione nella filosofia ed è l’utilizzo della ragione, quindi della funzione logico-razionale, fino alle sue estreme conseguenze. La grandezza di Kant è collegata al fatto che lui afferma che c’è una dimensione chiamata trascendente, cui la mente non può giungere. Kant afferma che la filosofia non può giungere alla dimensione della trascendenza, indica in tal modo il limite della filosofia, della logica razionale: la contraddizione. Quando la logica arriva alla contraddizione, ovvero all’antinomia, si blocca e va in tilt, crolla. La filosofia dunque ha dei limiti: quando incappa in una coppia di opposti, in una contraddizione in termini, c’è l’annullamento del pensiero razionale. Kant dice di trovare una serenità, una pace, un’ispirazione nella musica perché evidentemente va oltre la filosofia; la musica è capace, come strumento, di raggiungere quella dimensione di trascendenza, così egli si rifà alla musica per quelle altezze che non riesce a raggiungere con la filosofia. Naturalmente parla di canti composti in spirito ascetico, non bisogna dimenticarlo, dunque non sono canti che ricercano la mera gratificazione dei sensi.
8) Cos’è per lei la creatività? Deve aderire ad un ordine? Richiede sottomissione a qualcosa?
Ci sono vari livelli di creatività, come ci sono vari livelli di libertà. Per diventare liberi bisogna aver aderito prima a delle norme. Solo quando abbiamo fatto esperienza delle regole ce ne possiamo liberare. Il disegno dal vero prima di diventare spontaneo deve essere copia. Quando una copia diventa l’arte dell’osservazione, quando si è capaci di rilevare gli aspetti più salienti della verità, allora si può assurgere a un modello di creatività compositiva e di realtà spontanea, ma non prima. Prima bisogna esercitarsi all’interno di norme che regolano la nostra creatività. Assoggettandosi alle leggi e poi superandole si diventa liberi. A quel punto, quello che noi chiamiamo creatività libera è in realtà un aderire a principi superiori che non sono leggi opprimenti, ma inscritte nel nostro cuore: ciò che i Veda chiamano Dharma. Dharma significa ordine etico universale che ci rende liberi nella misura i cui noi ci armonizziamo con esso. E’ una libertà che a sua volta è un canone di ordine superiore che però non opprime. Questa massima libertà che viene accolta come un’utopia nel mondo fenomenico, esiste in un sovramondo come ordine superno che non si vede ma c’è. Non si vede perché non ha contraddizioni. La vera creatività sembra che non sottostia alle leggi perché è nell’ordine, ma quest’ordine è di per sé legge, che non costringe, non chiude, ma libera. Essere retti vuol dire aderire all’ordine etico universale che è la rettitudine. Quando sei nella rettitudine non devi sottostare ad essa perché sei la rettitudine: è come dire “un pesce non si bagna perché è nel mare”. La creatività necessità di leggi, regole, norme, per costituirsi al più alto livello e poi vive in norme superiori e non si interessa più delle norme inferiori. In seguito non ci sarà più necessità del modello, perché il modello vive dentro.
mercoledì 3 febbraio 2010
PSICOLOGIA E SPIRITUALITA' DELL'INDIA. CONOSCERSI, MIGLIORARSI E REALIZZARSI CON LA PSICOLOGIA E LA SPIRITUALITA' DELLO YOGA Marco Ferrini
Relatore: Marco Ferrini, Fondatore e Presidente del Centro Studi Bhaktivedanta.
Corso serale in 3 lezioni tenute presso l'Aula Magna Fondazione Studi Bhaktivedanta, Via Gramsci, 64 - Ponsacco (PI).
Le lezioni saranno tenute dalle ore 20.30 alle ore 22.30 nelle seguenti date:
3, 10 e 17 Febbraio 2010.
21, 23 Gennaio 2010 Presentazioni a Tema.
INFORMAZIONI:
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Mobile: 320 3264838
FAX: 0587739898
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